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De Mita, il suonatore a vita
 
 
Ora che la Sanità campana è da naufragio schettiniano, Ciriaco prende il largo con la scialuppa dello smemorato
 
di Malatesta
 
I vertici del Suor Orsola Benincasa, da quando hanno capito che, per un’utile presenza nell’odierna giungla, era necessario far scendere in campo i Tarzan del pensiero non hanno perso un solo minuto, reclutando il fior fiore di acrobatici “suonatori a vita” per illuminanti “lectio magistralis”. Con la recente lectio, che ha visto in cattedra Ciriaco de Mita, il Suor Orsola, o meglio il Rettore Magnifico Lucio D’Alessandro, ha superato se stesso: dicono che l’Aula Magna sia andata in ebollizione per il rientro ufficiale in “Magna Napoli”, dell’ultimo grande cervello della Magna Grecia: più “Magna che Grecia”, precisava Montanelli. Mentre i “senatori a vita” passano le loro giornate nel dormiveglia, con “sveglia incorporata” per votare le fiducie e riempire i vuoti di sfiducia con i loro “ex voti”, altra cosa sono invece i “suonatori a vita”: scampati alle guerre puniche, costoro se la suonano e se la cantano, regalando all’uditorio vecchi spartiti, caccole e sbadigli. De Mita, ultimo filosofo dela Magna Grecia, non riesce a liberarsi da un neo, eminentemente filosofico, che lo penalizza: «conosce molto bene le cose ma ne dimentica la verità intrinseca». Lo dimostrano anche alcune corbellerie magistrali della sua recente lectio. «Io non credo - ha detto De Mita - che i giovani hanno meno opportunità di noi. Se non avessi avuto una borsa di studio che mi spingeva a fare gli esami ad ogni appello non mi sarei laureato nemmeno a 28 anni». Peccato però che abbia omesso di dire il resto: dopo la laurea, il “bamboccione” Ciriaco, trovò subito una comoda poltrona, come “lavoratore socialmente utile” all’Eni, grazie alle intercessioni di Fiorentino Sullo al presidente Enrico Mattei. Una cosetta che gli ha consentito di arrivare a fine mese per oltre trent’anni, senza mai sedersi a una scrivania o vedere una pompa di benzina. Passando poi a temi più elevati, Ciriaco, com’è solito fare, tra uno slalom gigante e l’altro del suo pensiero, ha precisato dalla cattedra del Suor Orsola: «La rappresentanza politica non è il voto, il voto è sola la misura della rappresentanza». Misura che è stata la sua quotidiana bussola politica dietro l’insegnamento dei sui maestri sofisti, per i quali: «L’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono». Difatti ai tavoli delle trattative, lui occupava non solo le poltrone che c’erano ma anche quelle che non c’erano. Poi, il colpo di teatro, quando De Mita ha detto di non capire. Possibile che lui non capisse? Fortunatamente si è subito ripreso, affermando di non capire quei «governatori che annunciano i tagli alla Sanità come se fossero una vittoria».
Chiarito l’arcano, si è anche capito che certi ricordi in lui non sono nitidi. Allora glieli rinfreschiamo noi: se oggi Caldoro, che non ci sta certo simpatico, fa la figura di Quintino Sella, è perché, ai tempi della diarchia Bassolino-De Mita, il buco della Sanità era di 237 milioni di euro nel 2008, un disastro cui si deve aggiungere la dolorosa appendice, per altri centinaia di miliardi di euro, dell Ospedale del Mare, in fumo per colpa di manager e assessori, uno fra tutti Angelo Montemarano, mai “visto” da De Mita, quando era “culo e camice” con Bassolino. Lo show demitiano al Suor Orsola si conclude con una perla: «Sono un politico anomalo : forse non sono né un buon politico né un buon pensatore. Ma le analisi senza spiegare le cause non funzionano».
Il “suonatore a vita”, analista dalla nascita, oggi sorprendentemente si è accorto che «le analisi senza spiegare le cause non funzionano»? De Mita che fa? Ora che la Sanità campana è da naufragio schettiniano, prende il largo con la scialuppa dello smemorato? Facile. E no, cazzo, salga subito a bordo e ci faccia sapere quanti malati per gli sprechi del passato stanno nei corridoi degli ospedali. Dopo De Mita, è possibile sentire la lectio di Pomicino sui bilanci della Prima repubblica, di Mancino sul 41 bis? Coraggio D’Alessandro, il nostro è solo un consiglio per gli acquisti.
 
 
 
26 marzo 2012
 
 
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