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Ti ricordo tra i copioni e il cielo
 
 
A un anno dalla scomparsa dell'attore Enzo Cannavale, riceviamo e pubblichiamo il tributo del figlio Alessandro, ringraziandolo di aver scelto Chiaia Magazine per ricordare arte e vita del padre
 
di Alessandro Cannavale
 
È un anno che sei andato via... I medici mi dissero che avevi preso una brutta broncopolmonite, ma a me piace immaginare che i tuoi polmoni si erano riempiti della sottile polvere respirata sul palcoscenico, in tanti anni di teatro. Ho capito che una persona non ti manca per quello che ha rappresentato nella vita ma per quello che non rappresenterà più nel tuo futuro, intrappolato nella tremenda dimensione del non vissuto... Mi hai lasciato il più grande regalo che un figlio possa ricevere dal proprio padre: un cognome di cui andare fieri... Mi ricordo di quando da piccolini sul lettone grande con Mamma, Andrea e Gabriella giocavamo alla zattera, aggrappati a vele fatte a forma di coperte. Intorno a noi su di un mare in tempesta fatto di punti interrogativi, la più grande metafora di quello che dovrebbe rappresentare una famiglia. Uniti insieme nel viaggio, non sempre facile della vita, ci sentivamo più sicuri potendo contare l’uno sull’altro.
Ho la fortuna di poterti rivedere in tutti i tuoi film e riuscire a capire che l’umiltà di Alfonso Caputo in 32 dicembre, l’ironia di Spaccafico il napoletano in Nuovo Cinema Paradiso e la tomità del brigadiere Caputo in Piedone sono stati tratti veri del tuo carattere, parti di te che magicamente si sono fuse con personaggi frutto della fantasia. Quando venivo a vedere i tuoi spettacoli a teatro con una grande emozione nel cuore, mi sedevo in mezzo alla gente, amavo sentire quello che pensavano di te, confondermi nel buio della sala. Quando entravi in scena e si apriva il sipario il battito più forte delle mani era il mio, tu non lo potevi distinguere, un applauso è il suono di tante mani…poi sei diventato più anziano e mi ricordo ogni passo che tu facevi sul palcoscenico io lo sentivo, un po’ come se ci fossi stato io lì sopra…e avevo una gran paura che tu potessi cadere, senza rendermi conto che un grande attore non può cadere…
Non ti ho mai raccontato che girando tra vecchie videoteche e librerie cercando i film in cui c’eri tu, e quando ne trovavo uno, lo mettevo ben in mostra davanti agli altri. Adoravo leggere e far leggere il tuo nome, cercarti in mezzo a tante cose, e lo sto continuando a fare anche oggi che non ci sei più… Proteggerò mamma, le starò vicino, se un giorno avrò dei figli parlerò di te a loro, racconterò del nonno che non sono riusciti a conoscere, farò vedere i tuoi film e guarderò nei loro occhi lo stupore e sui loro volti un sorriso. Sto scrivendo un libro sulla tua vita e con Mamma, Andrea e Gabriella avevamo pensato di fare una fondazione Enzo Cannavale per la valorizzazione di tutti i caratteristi del cinema italiano che, come dicevi anche tu, a differenza del cinema americano non sfrutta al meglio i cosiddetti “personaggi di contorno”…Molti ti ricorderanno, avvolto nel tuo loden verde, passeggiare per le vie di Chiaia con il tuo amato cane Random, il quarto dei tuoi figli… Amavi questa città, non l’hai mai tradita né usata come hanno fatto in tanti… Non sei mai voluto andar via, mi dicevi “voglio murì a Napoli”.
Una volta ad una domanda di un giornalista che ti chiedeva cosa si provasse ad essere un rappresentante della cultura napoletana, tu rispondesti: “Io sono semplicemente un personaggio della tradizione, non della cultura di questa città”. Molti ti ricorderanno per i tuoi film, le tue commedie, le apparizioni televisive... Io ti ricorderò, invece, nel tuo studio, in mezzo a centinaia di copioni e antichi oggetti, mentre scrutando il cielo dalla finestra del balcone mi dici: “Oì, ‘o tiemp è a tre assi, sta cambiando il cielo, domani pioverà…”
 
 
 
26 marzo 2012
 
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