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Waterfront, così voglio la mia Napoli
 
 
Via le barriere tra città e mare: è il progetto dell'architetto Aldo Loris Rossi. Che tuona sul blocco delle grandi riqualificazioni urbane: il tempo è scaduto, serve una svolta
 
di Alvaro Mirabelli
 
Nella città difettosa la paralisi delle grandi opere è una pagina nera: storia vecchia che fa il paio con la morte dell’edilizia. Due fallimenti, però, che non fanno più notizia: snobbata dalla cronaca e dalle istituzioni locali, da queste parti l’urbanistica non campa e non crepa. Abusi, malaspesa, progetti zero, burocrazia feroce, politica cialtrona, camorra padrona hanno fatto il deserto. Così tutto è immobile, dal Centro Storico alle periferie: un fermo-immagine che ha trasformato ogni sogno di riqualificazione dell’esistente o di nuovi insediamenti in remota eventualità. Anche l’architettura, quella che resuscita il volto delle città, qui si è limitata agli esercizi di stile. L’unico cemento vero? Quello malato degli ecomostri, dei rattoppi-tampone, dei condoni, dei crolli, dei cantieri per finta. Unica eccezione: il metrò, sia pure al prezzo di lacrime e sangue. E così, ogni giorno la città indossa il solito vestito fetente e accetta con fatalismo.
Non tutti, però, infilano l’indignazione nel freezer. Chi, ad esempio, sulla questione sfodera toni duri da sempre è l’architetto Aldo Loris Rossi, eretico scomodo per scelta e per circostanze. Uno che contro questo clima da morto in casa si ribella innanzitutto sfornando idee che puntualmente pungono la strafottenza cronica della casta. E’ il caso del lavoro progettuale intitolato «Eco-Neapolis. Il ridisegno del water-front.», (Ed ESI), che il professore ha appena lanciato nella mischia delle proposte che puntano a rifondare l’identikit della città. Quello contenuto nel volume, presentato all’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, è un piano titanico: «Ma anche un’utopia realizzabile», puntualizza l’autore che ha messo su carta il sogno praticabile di una nuova linea di costa da Castel dell’Ovo al Ponte della Maddalena. Insomma il futuro del fronte marittimo napoletano, firmato da uno che, per spiegarsi meglio, parte dagli antefatti, nello specifico dallo stallo urbanistico della città.
 
Professore, come se la spiega questa metropoli immobile da decenni?
Nel cuore della città lo spazio per costruire è finito da decenni. Restano le periferie ex industriali di Napoli est e Napoli ovest dove lo spazio c’è ma i suoli sono inquinati. Edificare si può ma solo a patto di una bonifica preventiva dai costi stellari: nelle due aree in questione, infatti, il solito cemento “mordi e fuggi” è ormai impensabile. Ripeto: il sottosuolo, a est e a ovest, è marcio, come denuncio da anni. Napoli est, ad esempio, è tossica fino a 25 metri di profondità.
E così, chi vuole costruire, molla per sfinimento...
Qui nemmeno si inizia. Per edificare a oriente e a occidente, ad esempio, servono grandi idee e grandi progetti, che però da noi hanno vita durissima: gli elementi di disturbo sono molteplici.Ma dallo stallo si esce solo con progetti credibili, i soli in grado di sbloccare fondi europei e privati.
Magari un progetto come quello di “Eco-Neapolis”?
Eco-Neapolis è il ridisegno di un tratto cruciale della costa napoletana: quello da Castel dell’Ovo al ponte della Maddalena. è il fronte marittimo storico, negato ai napoletani da un secolo e mezzo: una teoria di moli e di darsene che, partita in passato dal Mandracchio, all’altezza della Capitaneria, ha via via ingoiato tutta la costa fino a Vigliena. E’ nata così la barriera tra la terra e un mare che “non bagna più Napoli”. Uno sbarramento già squalificato dalla storia e bocciato anche dai cambiamenti in corso visto che ora il futuro è una navigazione crocieristica in grande espansione che esige spazi per approdi e servizi. La partita si gioca qui: alle navi-passeggeri non può più bastare il solo molo Pisacane. Ecco allora la mia proposta: riconvertire l’esistente, dal Molo S. Vincenzo fino al molo del Carmine (ndr. la litoranea della città storica) in una ininterrotta striscia portuale per passeggeri e turisti. Via impediment e barriere: largo a servizi e accoglienza. E il centro Storico potrà riaffacciarsi sulle sue onde. Una nuova era.
E il traffico commerciale?
Quello continuerà, facendolo slittare più avanti, nella litoranea tra il Carmine e Vigliena.
Praticamente un sogno.
No. Un’utopia realizzabile a patto di creare a Napoli precondizioni di normalità. Nell’immediato tra le leve da azionare c’è quella dei Grandi Eventi, che però è a doppio taglio. Le kermesse internazionali, infatti, sono scortate di regola da estesi interventi urbanistici, possibili con fondi europei o privati. Dunque,occasioni di svolta, che, però, a Napoli, prendono sempre un’altra piega: cioè, si punta all’effimero e si buttano soldi. Se politici e imprenditori non cambiano registro, si fa dura.
Messa così, anche il ecupero del Centro Storico, per il quale c’è un tesoretto di 100 milioni, e il Forum delle Culture diventano a rischio?
è un’occasione d’oro per non navigare a vista ma programmare e spendere con un masterplan di grande respiro e con una strategia unificante che nel nostro caso può essere il collegamento tra Centro Storico e mare. Sarebbero quattrini ben spesi. E visto che ormai il recupero del Centro Storico è stato agganciato al Forum delle Culture, in agenda da aprile a luglio 2013, e va quindi studiato anche in funzione di quell’evento, credo che una delle linee-guida della riqualificazione della città antica consista proprio nel riallacciarla alla costa. Idee che ho già esposto prima a Palazzo S. Giacomo, contestando il vecchio programma di restauro con i suoi 224 interventi, dispersi in un’area vastissima, e che ho poi ribadito alla Fondazione del Forum. In sintesi, evitare interventi a cascata e concentrarsi invece su alcuni itinerari precisi: prima il restauro globale delle 3 “platee” (ndr. i cosiddetti decumani) del Centro Storico. Poi la riqualificazione dell’antico percorso dalla Porta di Forcella a piazza Mercato. Infine, ripartendo da piazza Mercato, riqualificazione di tutto il water-front fino a piazza Municipio, restaurando lungo la strada i complessi monumentali. E sono idee che la Fondazione ha approvato: ho parlato, insomma, di urbanistica sostenibile non di rattoppi milionari a tappeto.
Già, peccato che intanto il sindaco abbia quasi azzerato la Fondazione: ripeterà tutto da capo a De Magistris?
Alle istituzioni dico solo: la città è devastata. Stop alle beghe partitiche. Il tempo è scaduto.
 
 
02 aprile 2012
 
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