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Gioco d'azzardo/1: Scommesse, lo stato vince sempre
 
 
Per l'Eurispes sono le fasce sociali deboli ad investire di più nei giochi. Una dipendenza che innesca il ricorso ai debiti e favorisce l'usura
 
di Alberto Capuano*
 
Il giro d’affari mondiale delle scommesse clandestine si aggira intorno ai 90 miliardi di euro all'anno, con una quota di 2,5 miliardi di euro di scommesse effettuate in Italia. A queste cifre vanno poi aggiunte quelle relative alle scommesse legali su gare truccate. Numeri da capogiro che hanno spinto l’Interpol a firmare un protocollo d'intesa con la Fifa, nel maggio scorso, per formare operatori di polizia ed esponenti del mondo sportivo in grado di contrastare il fenomeno. Non si tratta soltanto di contrastare le scommesse clandestine, ma anche le scommesse legali su gare truccate. Questo fenomeno, del resto, nella sua illegalità è sempre più raffinato, anche perché ormai si può scommettere su qualsiasi cosa. Si può puntare su ciò che accadrà nei prossimi 5 minuti o su chi batterà il primo calcio d’angolo in una partita minore. Il fenomeno, dunque, non è legato soltanto al giocatore corrotto che sbaglia il rigore di proposito. Ma quello delle scommesse illegali è anche un fenomeno criminale che si è internazionalizzato: grazie alle moderne tecnologie, infatti, possono puntare su una gara italiana anche gli scommettitori che si trovano dall'altra parte del mondo. La maggior parte delle scommesse su eventi sportivi italiani viene effettuata fuori dall’Italia: per questo è necessario collaborare con l'Interpol. L’accordo stipulato ha durata decennale e prevede una stretta collaborazione tra le parti al fine di condividere informazioni ed esperienze, per pianificare corsi e seminari destinati sia agli investigatori, sia ad esponenti del mondo sportivo. In Italia il dipartimento di Pubblica Sicurezza avvierà innanzitutto dei programmi formativi pilota nel calcio, per poi estenderli ad altri sport. Quella del gioco d’azzardo è la quinta industria in Italia dopo Fiat, Telecom, Enel, Ifim. Del resto, la spesa per il gioco d'azzardo degli italiani è aumentata ben del 19,7% nel 2007 rispetto al 2006, con una raccolta complessiva di 42,2 miliardi di euro (2% del prodotto interno lordo). Sono stati, infatti, 14,3 i miliardi di euro incassati nel 2000, 18 del 2002, 23,1 nel 2004, 28 nel 2005, e 35,2 miliardi di euro nel 2006. Le entrate derivanti dai giochi sono aumentate del 7,1 % (pari a 7,2 mld di euro). Un aumento complessivo imputabile soprattutto al raddoppio del fatturato del Gratta e Vinci e all’aumento (del 22%) delle “macchinette” (18,8 mld di euro la raccolta del 2007 con 2,2 mld di entrate erariali). Ai giocatori va attualmente il 68% della raccolta, con un leggero incremento rispetto all’anno precedente, ovviamente per invogliarli a giocare di più. L'Italia, alla fine del 2004, si collocava al terzo posto fra i paesi che giocano di più al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito. E il mercato italiano rappresenta il 9% di quello mondiale. In Regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d'azzardo il 6,5% del proprio reddito. In conseguenza la maggior causa di ricorso a debiti e usura in Italia è da attribuire a questa dipendenza. Il gioco, nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce più deboli. Secondo i dati Eurispes 2005 investe di più in questa direzione chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Il trend di crescita del gioco autorizzato nel nostro Paese è sicuramente attribuibile anche agli impulsi generati dalle manovre economiche. Non c’è stato anno, infatti, in cui l’esecutivo non abbia introdotto nuove offerte di gioco d'azzardo pubblico. La passione che lega gli italiani al gioco è grande, nel mese di settembre sono stati spesi su scala nazionale 6.896 milioni di euro, dei quali 349 su giochi a base sportiva. Secondo i dati ufficiali diffusi dall’AAMS, la regione che spende di più per il gioco a base sportiva è la Campania con 69,3 milioni di euro; segue a distanza la Lombardia con 48,5 milioni di euro, terzo il Lazio con una spesa di 42,8 milioni di euro. Senza il settore dei giochi l’Italia sarebbe in recessione da almeno tre-quattro anni. Che il gioco faccia sempre di più parte della vita quotidiana lo dimostra anche il fatto che sono entrate nel paniere Istat 2012 anche scommesse sportive, Gratta e Vinci e giochi a base ippica, nella posizione dei concorsi pronostici in aggiunta ai tradizionali giochi numerici a totalizzatore nazionale e ai giochi a base sportiva. Personalmente ritengo che sarebbe opportuno introdurre un’unica importante iniziativa per arginare tale fenomeno e consentire a ciascun giocatore di conoscere quanto effettivamente speso nell’arco di un anno nel settore dei giochi. Mi riferisco all’opportunità di consentire l’accesso ai giochi solo attraverso una card magnetica nominativa ricaricabile che, al pari di una normale carta di credito o di una carta telefonica, consente di conoscere l’importo speso per i giochi e consente (fattore non irrilevante) di evitare casi sempre più frequenti di riciclaggio e di usura.
 
 
"Gratta e Vinci", occhio ai falsi
L’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ha autorizzato fino ad ora la vendita di ben 28 tipi diversi di “Gratta e Vinci”. Con un importo che oscilla tra 1 e 20 euro è possibile acquistare un biglietto utile per tentare la fortuna. La vincita più succulenta è quella paventata dal “Maxi miliardario”: spendendo 20 euro si può ambire alla massima vincita di 5 milioni di euro. In cima ai desideri dei giocatori, però, restano i premi vitalizio, come il “Mega Turista per Sempre” e “Vivere alla Grande” che promettono, in caso di vincita massima, la liquidazione immediata di una certa somma (rispettivamente 200mila e 500mila euro), più una rendita mensile per 20 anni (15mila euro dal “Mega Turista per Sempre” e 10mila dal “Vivere alla Grande”) e un bonus finale di 100 mila euro, il tutto per una spesa di 10 euro. Più economici gli ultimi nati in casa “Gratta e Vinci”, ossia “Flipper”, che costa due euro e permette di vincerne fino a 100mila, e “Tris e Vinci”, tagliando da un euro con cui si possono vincere fino a 10mila euro. Dal 1 gennaio 2012 lo stato tassa del 6% le vincite di importo superiore a 500 euro. Un bell’introito che rischia di essere danneggiato dai tagliandi contraffatti. Per questo l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato ha diffuso una nota che guida al riconoscimento dei falsi: i “Gratta e Vinci” originali, infatti, devono riportare sul fronte del biglietto il logo del gioco (in basso a sinistra), mentre sul retro non devono mancare il marchio dell’Aams, il logo Gioco Legale e Responsabile, il marchio Lotterie Nazionali, il logo Gioca Senza Esagerare (simbolo del Gioco Responsabile) e il quadratino verde con la cifra “18+” all’interno, ossia il divieto ai minori di diciotto anni. Inoltre, sono sempre presenti il codice a barre dei biglietti e le modalità di pagamento dei premi. L’ultima vincita milionaria si è verificata a Roma, nel quartiere Ostiense, dove un fortunato vincitore ha “grattato” un “Maxi Miliardario” da 20 euro che gli ha fatto vincere 5 milioni di euro, il premio più alto nella storia del Gratta e Vinci.
 
*Gip del Tribunale di Napoli
 
03 aprile 2012
 
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