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Lauro, il desiderio segreto
 
 
Ogni esistenza umana, secondo i napoletani, per essere grande deve fornire non solo i numeri del successo, ma anche quelli della catastrofe

di Giovanni Ansaldo*
 
Napoli (o almeno una cospicua parte della popolazione napoletana) adora il “comandante” Lauro (nella foto). Napoli lo vagheggia “Comandante” assoluto, unico, totale, di tutta Italia. Napoli lo vuole vedere vincitore di queste elezioni, debellatore di tutti i suoi avversari, arbitro di Montecitorio, risanatore della corruzione umana, disperditore della maggioranza democristiana; e insomma trionfatore. Non c’è grandezza umana, che Napoli, nella sua bontà, non desideri raggiunta e posseduta da questo suo figlio prediletto, in cui essa si compiace, specie quando tratta di fetienti i suoi competitori. Però, in fondo alla fantasia di Napoli, v’è un altro desiderio. Un desiderio inespresso, anzi inconsapevole, ma pur vivo; e che soltanto in apparenza contraddice a quelli che abbiano indicato.
Quale sia questo desiderio, lo si può capire, citando una poesia dialettale napoletana dell’Ottocento, composta dal Capurro, l’autore, fra l’altro, di ‘O sole mio, e che fu l’unico poeta dialettale lodato dal Carducci.
Il Capurro, dunque, in questa sua poesia, fa parlare un popolano di Napoli; e lo fa parlare sugli splendori che un tempo allietavano la vita di un certo Ciro Celentano, il quale abitava a via Bisignano, che agli occhi del popolano era una via altamente signorile; possedeva case e tiri a a quattro e la carrozza (in dialetto: ’o llignamme cioè quello che toscanamente si dice “il legno”); e poi subì rovesci tali di fortuna, che l’obbligarono ad impiegarsi nelle tramvie di allora, nell’umilissimo ufficio di colui che stava di piantone a certi incroci delle vie, a fare segnali con una certa trombetta, per far scansare in tempo le carrozzelle. è un racconto brevissimo e di una forza quasi icastica; in cui la catastrofe del personaggio è riassunta in pochi versi. I seguenti: “Nun ce stevate, ’o vico Bisignano! Don Ciro Celentano! E mmo’ addo stanno ’e ccase? Addo sta cchiu ’o llignamme? Mo’ è cantoniere ’e tram e fa: pepeeeee, pepeeeee....
Tutta la concezione pessimistica della vita, propria di Napoli, è qui, in questa storia di don Ciro Celentano, precipitato dai fastigi delle sue grandezze mondane e ridotto alla misera condizione di cantoniere delle tramvie. Qui è l’idea, quasi biblica, che si fa Napoli, della labilità delle fortune umane, della caducità delle umane grandezze. Ogni esistenza umana, secondo la filosofia di Napoli, per essere veramente grande e ammirabile, veramente esemplare, deve fornire agli osservatori tutti i numeri del repertorio; non soltanto quelli del successo e del trionfo, ma quelli della decadenza e della catastrofe. Ogni grande uomo deve concedere alla turba salutatrix tutti i piaceri: quello di acclamarlo nel suo splendore, e quello di compatirlo nella sua miseria...
Ebbene: è questa concezione tutta napoletana della vita, e da questa idea malinconica e tragica del destino che incombe sugli uomini fortunati, che fa fermentare oscuramente nella fantasia di Napoli il desiderio segreto che concerne il “Comandante”. Sì: Napoli vuole vedere Lauro, il suo eroe del momento, trionfante in terra con voti e in mare coi noli, ricco a miliardi di lire e potente a milioni di voti; e insomma trionfante. Ma poi lo vuole vedere anche mendìco. Oh, non certo per invidia, sentimento ignaro alla più buona delle città italiane; ma così, perché lo spettacolo della vita di Lauro sia coronato da un epilogo patetico; perché tutti possano compatirlo, confortarlo con una buona parola e soccorrerlo, raccogliendo magari soldi nel bussolotto per lui. Per poter dire, crollando il capo: “Mah! T’arricuorde, ’na vota! Don Achille Lauro! Quando si diceva Lauro, nun se passava avanti! Era ’na putenza. E mmo’! Addo sta ’a flotta? Addo stanno ’e milione? Addo stanne chelle belle votazioni che teneva?
 
*Giornalista e scrittore; fu direttore de Il Mattino , per 15 anni, dal 1950. L’articolo “Il desiderio segreto”, che ben si addice agli eroi trionfanti di oggi, fu pubblicato il 27 maggio 1958 nella rubrica “Mosconi” de Il Mattino.
 
 
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