IUPPITER GROUP | MEDIA • IuppiterNews • Iuppiter TV • Chiaia Magazine • La rivista del mare | LIBRI • Catalogo • Store
home | quelli di chiaia | S.O.S. chiaia | archivio numeri | news | primo piano | sollecitazioni | quartierissime | grande napoli | mobilità | banconote | saper vivere | movida
     
 
 
Pozzuoli, così muore Villa Avelino
 
 
Il complesso archeologico del I secolo d.C. vittima delle intemperie e del vandalismo

di Rosario Scavetta
 
Le vestigia dell’area archeologica di Villa Avellino risalgono all’epoca romana e sono rappresentate da una cisterna e dalle sue “centocamerelle”, sullo stile di quella più nota di Bacoli. La cisterna oggi denominata "piscina Lusciano" era di proprietà dell’omonima famiglia, dopo il possesso dei principi Colonna di Stigliano e dopo, per un breve periodo, dei padri Benedettini della Congregazione di Montevergine. La cisterna (35 x 20 mt) è della seconda metà del I° sec. d.C., periodo storico nel quale probabilmente fungeva da bacino di smistamento delle acque per i numerosi edifici che si trovavano in zona. Gli eredi Lusciano la vendettero nel 1836 all’archeologo Francesco Maria Avellino e nel 1980 il giardino della Villa è diventato di proprietà del Comune per essere adibito a parco pubblico. Nel parco sulla destra si notano una serie di ambienti di raccolta delle acque paralleli a via del Carmine, al di sotto del livello stradale, che per la loro suddivisione in numerosi compartimenti comunicanti, vengono chiamati tradizionalmente ”Centocamerelle”. La natura di questi e di altri resti ad esso adiacenti non è ben chiara; databili ai primi due secoli dell’impero, probabilmente appartenevano a qualche complesso residenziale che sfruttava, in posizione panoramica, il forte dislivello del terreno. Nell’area archeologica di Villa Avellino, oggi, si registra la totale mancanza di protezione delle mura, esposte alle intemperie, e che, soprattutto nei periodi di piogge, assorbono grosse quantità d’acqua; non dimentichiamo che a Pompei, i recenti crolli, sono stati determinati proprio dalle infiltrazioni d'acqua: gli edifici crollati (tra questi anche la Domus Gladiatori) si trovavano proprio accanto a terrapieni, situazione analoga all’area archeologica di Villa Avellino. Una condizione decisamente sconfortante per una città nella quale la memoria storica dovrebbe essere quotidianamente tutelata. Una città che alla pari della “sorella” maggiore Roma, agli occhi del mondo intero è considerata come un museo a cielo aperto, con i suoi reperti archeologici, anfiteatri, capitelli, lapidi e piscine testimonia attraverso le sue vestigia origini millenarie. Girando per Pozzuoli, bisogna tener presente che si sta camminando su secoli di storia, cultura, arte, respirando le grandi glorie del passato. Un biglietto da visita sgualcito per i turisti che ci vengono a trovare. Ecco cosa stiamo offrendo ai visitatori che decidono di ammirare l’area archeologica che si trova nel cuore della città di Pozzuoli, custodita, si fa per dire, nella splendida Villa Avellino. A due passi dal rione Terra, simbolo della rinascita turistico-economica della cittadina flegrea, il degrado regna sovrano in quello che dovrebbe essere il salotto buono della città. Trovare un termine adeguato per descrivere in che stato è ridotto il complesso monumentale che custodisce reperti del I° secolo d.C. non è semplice. Il parco archeologico è interdetto, non è possibile accedere all’interno di esso dove è inglobata una cisterna romana della seconda metà del primo secolo dopo Cristo. I muri dell’area esterna sono stati “violentati” da scritte e disegni realizzati con bombolette spray. La cisterna non è visitabile, il passaggio è sbarrato da cancelli di ferro. Dietro questi, escrementi, bottiglie di plastica, lattine, addirittura sacchetti interi di spazzatura sono depositati lì, sopra secoli di storia. Ci fermiamo davanti ai cancelli per scattare qualche foto, ma il puzzo nauseabondo e l’improvviso arrivo di mosche e zanzare ci fa fuggire di corsa. Tutto il complesso, “la piscina” con le sue “centocamerelle” (sullo stile della più nota cisterna che si trova a Bacoli) versa in uno stato di abbandono, mentre “muore” la ricchezza monumentale ed archeologica che rappresenta. Secoli di storia e lavoro dei nostri avi calpestati da vandali che non riusciamo a tenere a bada. Ma del resto non c’è da meravigliarsi: all’interno del parco nessun controllo, all’ingresso nessun custode, chiunque potrebbe tranquillamente danneggiare i reperti archeologici o portarne via qualche pezzo, completamente indisturbato. Fuori solo alcuni addetti a controllare i ticket-parcheggio delle auto in sosta. Evidentemente alle istituzioni interessa più fare soldi che salvaguardare la propria storia.
 
 
 
Indietro
 
 
© 2005 - 2019 chiaiamagazine.it | tutti i diritti sono riservati | edizione Iuppiter Group | P.IVA IT07969430631