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Il nobile affabulatore
 
 
Nel libro «Scritti in onore di Massimo di Lauro», elogio collettivo del giurista e intellettuale napoletano


di Aldo de Francesco
 
Quando qualche mese fa ho ricevuto questo libro: “Scritti in onore di Massimo di Lauro” (CEDAM), sono rimasto molto sorpreso. Con i tempi che corrono - e “corrono” in tal modo da farci perdere spesso orientamento, senso del rispetto e del merito - non credevo che si potesse concepire ancora un libro del genere, cosi nobile. Già onore è parola, sentimento desueto, figuriamoci poi quando si accoppia a scritti da onorare. Per fortuna, ci sta ancora qualcuno, anzi più di qualcuno, che, malgrado scollamenti, smemoratezze diffusi e montanti, sa andare controcorrente e fare conoscere le eccellenze nascoste e palesi, le migliori intelligenze del Sud. Nel nostro caso, questi “qualcuno”, sono eminenti avvocati, illustri giuristi, professori universitari studiosi di diritto, intellettuali, che hanno voluto mettere nero su bianco e scolpire, “storicizzare”, con caratteri indelebili la “poliedrica figura” di Massimo di Lauro (nella foto), avvocato, giurista, intellettuale, dai vasti interessi culturali, personaggio popolare e “soave” per usare un termine di raffinatezza stilnovista. Che, dal novembre del 2009, è entrato nell’Albo d’onore del Foro di Napoli, aperto dai nomi di Enrico Altavilla, Alfredo De Marsico e Giovanni Leone, e corredato da una superba motivazione, riportata nel libro. Ho conosciuto Massimo di Lauro verso la metà degli anni Ottanta; lo conobbi attraverso un suo scritto, che me ne diede solo una distinta identità culturale. Da poco ero stato assunto al “Mattino”, e tra i miei primi impegni redazionali mi capitò di compilare e di passare nella pagina riservata ai commenti i suoi interventi, che, ricordo, si segnalarono da subito per tre pregi: attualità degli argomenti, chiarezza del linguaggio e una forte disponibilità al dialogo, subito apprezzata da cospicui riscontri epistolari. A riprova di cospicui gradimenti da parte dei lettori.
Poi ebbi il piacere di conoscerlo personalmente - presentatomi dal redattore capo Ernesto Tempesta - e devo dire che l’impressione dal vivo sopravanzò di molto, simpatia e affabilità, ogni precedente - e solo immaginato - giudizio. Massimo di Lauro si mostrò subito per quello che era e rimane, un grande affabulatore: uno dei pochi, che sanno parlare e incantarti, sostenere le proprie tesi con forza, riuscendovi con il sorriso e conservando, in ogni circostanza, serenità di giudizio, toni giusti e parole sagge. Un affabulatore sui generis, nella scrittura e paradossalmente, anche quando ti ascolta, per quella estroversa disponibilità che ti consente di manifestare fino in fondo il tuo pensiero senza mai interromperti, anche se poi ti accorgi che è sempre lui a condurre le danze. Ho voluto di proposito abbondare nei particolari perché da allora, da quegli anni, iniziò la sua ascesa professionale, sorretta subito da esaltanti successi come avvocato e opinionista, dovunque apprezzato, da trovarlo subito in vetta nella specifica e gloriosa tradizione, che ha visto unite letteratura e mondo del diritto, nelle sue più varie branche ed espressività. Sempre da allora, non v’è stata circostanza, in cui egli non si sia segnalato, non abbia promosso, onorato questa sinergia, ponendola all’attenzione dei lettori, della società civile, mai come vetrina di autoreferenzialità ma sempre come ribalta di dibattito e confronti tra scuole e discipline per capire le problematiche del nostro tempo, approfondirne, migliorarne e aggiornarne la dottrina. Un impegno che ha onorato il mondo del giornalismo e ha arricchito la giurisprudenza civile di studi e di pubblicazioni specifiche nel campo fallimentare, alla cui profondità di analisi rendono omaggio con rilevanti contributi dottrinari, acute testimonianze umane e professionali, autorevoli studiosi: Luigi Abete, Alberto Amatucci, Umberto Apice, Francesco Barra Caracciolo, Girolamo Bongiorno, Francesco Caia, Fiorella Cannavale di Lauro, Corrado D’Ambrosio, Guido d’Angelo, Paolo de Angelis, Carlo di Nanni, Settimio di Salvo, Pasqualina Farina, Elena Frascaroli Santi, Francesco Galgano, Alberto Garofalo, Bruno Inzitari, Alberto Maffei Alberti, Andrea Penta, Elisabetta Pofi, Federico Russo, Vincenzo Maria Siniscalchi (in alto, foto a sinistra), Studio legale associato, Giuseppe Terranova, Giovanni Verde. Ne deriva un’opera di altissima testimonianza civile, morale e professionale - un… “Massimario” - che include nella originale presentazione di Franzo Grande Stevens (in alto, foto a destra), alte espressioni di riconoscimento alla tradizione forense napoletana senza pari, in cui Massimo nasce e si forma, ma anche di imperituro affetto verso una figura di grande altruismo: “Aveva le doti della semplicità, - scrive Grande Stevens - della chiarezza e della concisione che lo conducevano a proporre e sostenere la soluzione più appropriata. E nella ricerca e nel suggerimento della soluzione non faceva appello soltanto alla ragione ma anche a quella umanità che costituiva un aspetto peculiare della sua figura”. Un testo che è nato grazie alla tenacia e alla determinazione della gentile consorte Elvira Gabola di Lauro e all’impegno dei curatori, tra cui l’avvocato Giulio Pellegrini.
 
 
 
 
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