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Lucrino, sos lungolago
 
 
I rifiuti abbandonati spina nel fianco dell'area. I residenti: "Chiediamo la videosorveglianza"

di Rosario Scavetta
 
Dovrebbe essere nota a tutti, senza alcun ombra di dubbio, la bellezza del lago Lucrino e la sua importanza nell’offerta turistica del territorio dei Campi Flegrei nonché nell’ecosistema naturale della zona. Ma, come i fatti dimostrano in maniera purtroppo più che esaustiva oramai da anni, passano i mesi e le stagioni, ma c’è ancora tanto da fare, sebbene qualcosa nel tempo si sia mosso. È vero, ammettiamolo: qualche anno fa qui era molto peggio, ma ciò non può e non deve essere una giustificazione né tantomeno un’attenuante. Soprattutto perché ci auguriamo che lo spettacolo che si vede dal “lungolago Lucrino” non venga mai “ammirato” da qualche turista straniero in visita ai Campi Ardenti.
Il primo pugno nell’occhio viene offerto da uno spicchio della strada che costeggia lo specchio d’acqua, appunto: appoggiata ad una ringhiera fa bella mostra una pila di cassette della frutta, incomprensibilmente abbandonate a pochi passi dalla strada. Non solo antiestetico, ma anche pericoloso.
Poco più avanti, anche un comunissimo copriruota per autovetture di plastica e altri rifiuti sparsi, tra cui alcune bottigline dello stesso materiale. Alla vista di tale scempio sorge spontaneo chiederci perché alcune persone continuano a comportarsi in tal modo, come se conferire i rifiuti nella maniera più corretta (o, per meglio dire, nell’unica maniera possibile) fosse così difficile. Numerosi, sono infatti, i contenitori adibiti alla raccolta della plastica e della carta, cosa questa che fa salire ancora di più la rabbia di chi si trova costretto a fare i conti con una “vista” del genere.
Basterebbe fare pochi passi, in automobile o a piedi, per evitare un tale danno all’ambiente e alla natura. Ma il “reato” più grave nei confronti del lago Lucrino lo si nota soltanto se ci si sporge oltre il parapetto: nell’acqua, a pochi metri dal muretto di contenimento galleggiano diversi contenitori in polistirolo utilizzati solitamente per il trasporto del pescato da consegnare a ristoranti e locali. Un degrado di sicuro difficilmente digeribile, specie da chi viene qui per trascorrere qualche ora in relax e nell’atmosfera epica di cui i laghi della zona sono circondati o per allenare la propria forma fisica.
Come il gruppo di atleti che si allenano per partecipare ad una competizione di triathlon cui sono iscritti. “È inspiegabile - ci dicono praticamente in coro - che ci sia qualcuno che arriva a gettare rifiuti non solo sul ciglio della strada, come oramai troppe volte accade, ma addirittura nell’acqua. Ma forse chi si macchia di azioni del genere non si rende conto di tutte quelle che sono le conseguenze per l’ambiente e per la nostra salute, nonché per il nostro appeal dal punto di vista turistico. I risultati, in fondo, sono facilmente immaginabili ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
Per cercare di risolvere il problema dei rifiuti abbandonati praticamente ovunque, da tempo c’è chi sostiene che l’unica soluzione sia costituita dall’installazione di un sistema di telecamere che faccia parte di una fitta rete di videosorveglianza.
Di sicuro non sarebbe un’opera facile, né tantomeno un’opera dal costo ridotto. Ma, molto probabilmente, i costi potrebbero essere ottimizzati risparmiando sugli interventi straordinari di pulizia delle aree devastate.
Basti pensare alle migliaia di euro di spesa da sborsare ogni qualvolta si verificano situazioni di emergenza in cui intere aree divengono (da un giorno all’altro o con il passare dei giorni, se non addirittura dei mesi o degli anni) delle vere e proprie discariche abusive a cielo aperto. Per un territorio che ha già subito troppo negli anni scorsi, e che continua a subire nonostante le maggiori possibilità messe a disposizione di chi decide di comportarsi nell’assoluta regolarità (basti pensare alla difficoltà di raccogliere la differenziata fino a qualche anno fa) questo scempio è durato già eccessivamente.
Chi di dovere faccia qualcosa, altrimenti si rischia il tracollo ambientale.
 
28 maggio 2012
 
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