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Quella chiesa dagli affreschi murati
 
 
I tesori nascosti della Chiesa Santa Maria Visita Poveri ad Ottaviano rischiano di restare ignoti a causa della carenza dei fondi per l'abbattimento dei muri della cripta

di Luciana Ranieri
 
Mentre è in pieno svolgimento la ventiquattresima edizione degli Itinerari Vesuviani, con tappa nelle ville di Barra, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, anche Ottaviano mostra il suo ventaglio d’arte, e festeggia il 350° anniversario della confraternita Santa Maria Visita Poveri, che dà il nome all’omonima chiesa in via salita San Michele.
Più conosciuta come chiesa dell’oratorio, è stata ultimamente ribattezzata “Cappella Sistina ottavianese”, perché al suo interno è completamente rivestita da pitture murali. Un luogo di interesse storico e artistico assolutamente rilevante, che rischia però di non poter mostrare le sue bellezze al pubblico per la mancanza dei fondi necessari per il restauro e per il recupero di alcune aree murate in passato e mai riportate alla luce.
La basilica. La chiesa appartiene ad una confraternita, quella di Santa Maria Visita Poveri, appunto, e, non essendoci alcun un parroco a custodia del luogo, viene tenuta chiusa dai confratelli per scongiurare atti vandalici e ruberie. Tuttavia, è possibile visitarla su richiesta e il sabato alle 18 è aperta a tutti per la Celebrazione Eucaristica. “La chiesa, ad unica navata a croce latina - spiega Umberto Maggio (nella foto), restauratore e membro della confraternita - presenta pitture murali realizzate con tempere su intonaco che, secondo la leggenda, sarebbero state dipinte da un ignoto malfattore accolto in asilo dalla confraternita”. Già restaurate nel ‘46, con tecniche ben diverse da quelle moderne, le pitture murali raccontano di scheletri, uomini incappucciati, giudizi divini, quindi di morte.
Capolavori nascosti. “La confraternita - precisa Maggio - nacque nel 1622, anche in suffragio alle anime del Purgatorio, ed era dotata di un cimitero”. Entrando in chiesa, sulla parete sinistra, è raffigurato l’intervento delle anime purganti nei confronti dei loro devoti. Sul lato opposto, è rappresentato il mondo ultraterreno, con una scena dell’Inferno, una del Purgatorio e una del Giudizio Universale. Santa Maria Visita Poveri è invece il soggetto del dipinto su tela, della prima metà del 1600 di autore ignoto, posto sull’altare maggiore. Al di sotto della Chiesa c’è il cimitero, andato in disuso con le leggi napoleoniche che impedivano l’uso delle sepolture all’interno delle chiese. Ne fu quindi murato l’ingresso, ma, dopo il terremoto del 1980, i confratelli decisero di abbattere il muro, scoprendo un ambiente ricolmo di frammenti lignei delle bare e ossa umane, poi sistemate in due grosse tombe. Si scoprirono inoltre i seggi colatoi, su cui venivano riposti i defunti affinché perdessero i liquidi organici. “Probabilmente - rivela il restauratore - esiste un altro ambiente nella cripta che corrisponde all’abside della chiesa, anch’esso chiuso da un muro, che non è stato ancora aperto per mancanza di fondi. Fondi che però servirebbero prima per il recupero di alcune pitture murali della chiesa, per il restauro di sculture lignee, come uno splendido busto di San Donato, e alcuni crocifissi, per risanare un dipinto di Angelo Mozzillo, raffigurante l’Annunciazione, e per scoprire le pitture murali presenti sulla facciata, purtroppo oggi nascoste. Abbiamo calcolato che servirebbero circa 80mila euro per il riportare la chiesa allo splendore che merita”.
Palazzo del Principe. Altri fondi sarebbero utili anche per completare il recupero del Palazzo Mediceo, antica residenza signorile a difesa del borgo, risalente circa all'anno 1000, situata nella parte alta di Ottaviano. Tra gli illustri visitatori che vi hanno soggiornato, va ricordato papa Gregorio VII, che nel 1084, scappando da Enrico IV, trovò riparo tra le mura del palazzo. Anche Fabrizio Maramaldo (dal 1532 al 1551), don Cesare Gonzaga ed il figlio don Ferrante, prìncipi di Molfetta (dal 1551 al 1567) soggiornarono nel palazzo che poi passò alla famiglia dei Medici. Don Bernadetto de’ Medici, nipote di Cosimo il Vecchio, acquistò la rocca, chiamata da tutti “Palazzo del Principe” e l’intero feudo nel 1567, con 50 mila ducati, e insieme alla moglie Giulia de' Medici lo trasformò in residenza signorile, facendone anche affrescare le sale (XVI secolo). Nel 1609, per volere del re di Spagna, a cui apparteneva il Regno delle due Sicilie, la Signoria diviene Principato. Il principato resta alla nobile famiglia fiorentina, fino al 1861, anno dell’unificazione del regno d’Italia, che nonostante ciò continua ad abitarlo. Nel 1980, le “375 stanze” sono acquistate da Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata, che ne entrò in possesso attraverso la copertura di una società immobiliare. Confiscato dallo Stato nel 1991, il palazzo è rimasto nell’abbandono fino alla ristrutturazione parziale del 2003 operata dal Comune di Ottaviano che ha concesso l’usufrutto del primo piano per 99 anni al Parco Nazionale del Vesuvio che oggi ha lì la sua sede legale.
I fondi. Il palazzo necessita di altri interventi per recuperare le pitture murali delle volte di due sale risalenti alla fine del ‘700 e attribuite ad Angelo Mozzillo. “La struttura del palazzo Mediceo - spiega Mario Iervolino, sindaco di Ottaviano - è stata consolidata prima di essere affidata all’ente Parco, che però occupa solo il piano terra. I e II piano sono di proprietà del Comune, ed esistono due finanziamenti in itinere per l’ultimazione di questi. Il primo, approvato dal CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), è di 3 milioni e 500mila euro. Purtroppo - prosegue il primo cittadino - si tratta di fondi assegnati, ma non ancora accreditati”.
Le necessità.Tra le urgenze più pressanti, ci sono il restauro degli infissi artistici tra le varie sale, quello delle opere d’arte e degli affreschi. Il palazzo inoltre è spoglio e non possiede arredi, perché questi furono venduti o trasferiti altrove dagli ultimi eredi dei Medici alla fine anni ’70 del ‘900. “Esiste poi un secondo finanziamento, - chiarisce Iervolino - anche questo non ancora accreditato dalla Regione Campania, che prevede la messa a disposizione del Comune di 400 mila euro per la realizzazione di un’arena per spettacoli all’interno del giardino Mediterraneo, nella parte retrostante il palazzo”.
Le attività. Ad oggi il Palazzo Mediceo ospita svariate attività, svolte di concerto con la Curia Vescovile, l’Unione Industriali e l’Università del Sannio che ha organizzato un workshop europeo con professori provenienti da Bruxelles. Inoltre in questo periodo vi si tiene anche un corso per sommelier.
 
28 maggio 2012
 
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