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Molestie, il 30% colpisce gli uomini
 
 
di Carmine Mastantuoni
 
Il termine “stalk” è traducibile dall'inglese in italiano con “caccia furtiva” e “avvicinarsi furtivamente”, mentre con “stalker” si intende “chi avanza furtivamente”. Ma tali termini poco delineano la figura dello “stalker” che pedina e controlla la propria vittima per scopi puramente molesti. Rifacendoci alla letteratura scientifica anglofona, per stalking si intendono quei comportamenti molesti e intrusioni nella vita privata dell'altro, alla ricerca di un contatto personale indesiderato. Questi atti sono costituiti da appostamenti presso il domicilio e in ambienti frequentati dalla vittima, con l'aggiunta di pedinamenti, telefonate e lettere anonime, anche oscene, in un crescendo ossessivo di minacce e aggressioni fisiche, che sfociano spesso anche in omicidio.
Lo stalker può essere un estraneo, frequentemente è un conoscente, un collega di lavoro, un ex compagno o compagna di una precedente vita affettiva ormai conclusa. Il reato di stalking è stato riconosciuto per la prima volta nel 1990 dallo stato della California; dal 2009 lo stalking è considerato reato anche in Italia, configurandosi nell'articolo 612-bis del Codice Penale come atti persecutori puniti, a querela della persona offesa, e prevede una reclusione da sei mesi a quattro anni. Ad oltre tre anni dall’introduzione della legge, il bilancio è contraddittorio: secondo i dati forniti dal ministero delle Pari Opportunità, nel 2010 sono state 6.009 le denunce e gli arresti 1.422.
Paradossalmente però è proprio la denuncia ad impedire l'emersione reale del fenomeno nel nostro Paese: molto spesso la vittima, per vergogna e per paura delle conseguenze, subisce in silenzio per anni ogni tipo di sopruso e violenza. Ne parliamo con Francesco Lanza, poliziotto in pensione, dal 2010 fondatore e presidente dell’Associazione Anti Stalking V Comandamento, presente su tutto il territorio nazionale, con sedi in Campania a Napoli e Torre del Greco.
Com'è possibile distinguere un comportamento semplicemente ossessivo ma tutto sommato innocuo, anche se può arrecare fastidio, da un comportamento persecutorio e lesivo?
La persecuzione è accompagnata sempre dalla violenza fisica, perché lo stalker vede nella vittima la causa principale dei propri mali: la fine di un amore, un fallimento economico. Le molestie continuano nel tempo sino alle più tragiche conseguenze, con il ferimento o la morte della vittima.
I dati statistici oggi disponibili non delineano il fenomeno nelle sue reali dimensioni. Qual è il motivo?
Occorre tener conto che spesso lo stalker si nasconde tra le mura domestiche, vive proprio all'interno del nucleo familiare della vittima: è un marito, un fidanzato, un padre o un fratello. Per questo il perseguito sopporta in silenzio, per pudore e vergogna, o semplicemente per non affrontare il giudizio dei vicini o del resto della famiglia.
Si dà per scontato che lo stalking sia sempre rivolto nei confronti di una donna e che lo stalker sia obbligatoriamente un uomo. È sempre così?
Diciamo che lo stalking, manifestandosi in modo violento e fisico, è attuato quasi sempre da uomini nei confronti di donne. Attenendoci alle statistiche, si può realisticamente affermare che su 10 stalker, 7 sono uomini e 3 donne. C’è però da considerare che gli uomini hanno una maggiore resistenza a denunciare, e la proporzione tra i sessi anzidetta, varia a seconda dei luoghi e dei contesti. Secondo i dati forniti dall’Osservatorio anti-stalking istituito nel 2002, ogni giorno vengono arrestati quattro stalker, ma purtroppo con certezza le denunce sono calate del 25% rispetto al 2010.
Come vi comportate con le vittime della violenza che si avvicinano all’associazione?
La violenza si alimenta con il silenzio e la vergogna delle vittime, per cui la prima cosa che consigliamo a chi ci avvicina, è sporgere denuncia consentendo alle forze dell’ordine di impedire ulteriori violenze, tenuto conto che uno stalker su tre è recidivo e che le violenze continuano dopo la denuncia. Compiuto questo primo passo, elaboriamo le fasi successive, che vanno dal fornire alla vittima assistenza legale e psicologica, sino a fornire protezione con guardie del corpo. Immaginiamo di attrezzarci, in un prossimo futuro, fornendo alle vittime apparecchi gps collegati ad una centrale radio, in grado di far intervenire la polizia in maniera sollecita in caso di molestie. Nel codice, per questo reato, non è previsto il patrocinio gratuito e le vittime di violenza devono affrontare anche le spese legali. Questo può costituire per qualcuno indubbiamente un problema insormontabile, ma noi offriamo assistenza legale a costi contenuti, avendo sottoscritto una serie di convenzioni con studi legali e professionali specializzati in casi simili.
La vostra associazione com’è articolata sul territorio nazionale?
Oltre alle due sedi campane, abbiamo sedi a Torino, Catania, Palermo e Bari. L’associazione, che non ha fini di lucro, intende attivare una rete di protezione sia giuridica che fisica in stretta collaborazione con le forze di polizia. Intendiamo inoltre promuovere una fitta attività d’informazione attraverso convegni e seminari: il 7 giugno ne abbiamo in calendario uno a Rutigliano ed il 17 un altro a Torino.
Come riuscite a finanziarvi? Quali sono le vostre entrate?
Viviamo grazie ai contributi e alle donazioni dei nostri associati. Chi subisce violenza e denuncia, è tragicamente solo di fronte a reiterazioni e vendette personali. Vorremmo poter fare molto di più, ma è difficile. Indubbiamente essere riusciti ad introdurre nel nostro ordinamento il reato di stalking è stato un progresso, ma nella legislazione italiana manca completamente la fase successiva alla pena, cioè il recupero umano e sociale del persecutore. Senza prevenzione e recupero, gli stalker non potranno essere fermati. Sempre secondo i dati riferiti al 2011, il 22% dei casi denunciati sul territorio nazionale si verifica proprio in Campania, ed è fondamentale che le istituzioni, soprattutto locali, si rendano promotrici di una corretta informazione sul tema che può fattivamente prevenire la reiterazione delle violenze.
 
30 maggio 2012
 
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