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Segreti e sogni di calcio
 
 
Nel libro "Testa alta, due piedi" il giornalista Franco Esposito racconta le storie del calciomercato di una volta

di Aldo de Francesco
 
Recensire un libro di un collega è sempre un compito scomodo, forse improbo. Nel farlo, c’è il timore o di essere insufficientemente critici o sufficientemente indulgenti, e intanto che ti studi il modo di trovare un decoroso equilibrio, alla fine può anche capitare di aver scritto e non sentirti soddisfatto su quanto hai scritto o fosse nelle tue intenzioni dire. Figuriamoci, poi, quando questo collega è una figura di primo piano, una firma prestigiosa: il pensiero del suo giudizio diventa ulteriore motivo di assillo. Per fortuna, stavolta, mi è andata non bene, ma benissimo.
Franco Esposito, giornalista eminente e raffinato scrittore, con il suo recente libro “Testa alta, due piedi - Storie di calciomercato, quando non c’erano i procuratori e i cellulari non erano i telefonini” (Absolutely Free Editore), da gentiluomo qual è, mi ha tolto da ogni impaccio. Non solo non mi ha fatto trovare di fronte al bivio, di cui scrivevo poc’anzi, ma mi ha regalato mezza giornata di sana evasione (mantiene sempre le promesse anche nelle dediche, lo so dai tempi de Il Mattino), quanto mi è bastato per leggere, gustare la sua opera e farmene diventare un ultras, segnalandola da subito a un capannello di patiti del calcio già piantati, davanti al bar Cimmino, in vista dei processi socratici, rigorosamente all’aperto, per gli Europei. Un lavoro eccellente, quello di Esposito, una strenna calda, sanguigna e appassionata per una bella e vivace lettura sotto l’ombrellone,
una caccia al tesoro nell’intrigante mondo della fiera calcistica, un album di scene uniche e flashback tra decolli e atterraggi in mezzo mondo, trattative in hotel esclusivi e nei posti più impensati, per correre dietro a campioni, promesse del calcio, adorabili lazzaroni, volpi, faine, “serpentelli” e anche qualche brocco, felicemente camuffati da 007, in incognita e con discrezione, per verificare la fondatezza di una notizia.
A ripensarci, già il titolo del libro: “Testa alta, due piedi”, preso da una espressione usata da un protagonista pittoresco e caliente del calcio mercato, Walter Crociani, in arte Croc, è tutto un programma: in realtà è il motto di lessico marziale con cui Crociani era solito presentare i propri gioielli. Prendere o lasciare. Il tempo è scaduto. Lui piazza i calciatori, spesso a blocchi, roba da sbarchi, dalle Alpi a… Lampedusa, guai però a chiamarlo “mediatore”, veste da primario e tale vuole apparire. Ma è solo l’inizio di una sfilata senza eguali, dagli anni ’50 ai nostri giorni, che Franco Esposito riscrive minuto per minuto. All’Hotel Excelsior Gallia è spettacolo notte e giorno. Basta tenere antenne e occhi aperti, Franco e i suoi “rockers” Franco Ordine e Franco Rossi, riempiono in un giorno più taccuini di Ivic, o di un odierno Mourinho nelle incalcolabili rese dei conti con il Barcellona. Sfilano presidenti, registi e comparse: uno su tutti Raimondo Lanza di Trabia, detto il “Gattopardo”, presidente del Palermo: a luglio lascia Mondello, e si trasferisce per la pesca d’altura in una suite. In attesa di “pesci grossi”, è però stregato da una sirena, Olga Villa. Ed è subito sì: addio “abat-jour” che diffondi una luce blu.
All’hotel “azzurro” di Lauro, in via Crispi, residenza storica del Comandante dai tempi del Duce, don Achille riceve nudo, da francescano, allenatori, calciatori e anche qualche giovanissima antenata delle “schedine”. Scandalizzate, le suore dirimpettaie di Cristo Re invocano San Gennaro. Niente paura: quando arriva Vinicio, il sangue si squaglia. Anche San Gennaro dice sì. Spesso, nel sentire parlare di calcio si assiste a ricostruzioni fantasiose o per sentito dire, d’ora in avanti “Testa alta, due piedi” può diventare un auspicabile riferimento vario e divertente, non tanto per sapere il giorno in cui è avvenuta una cessione, ma per la narrazione accattivante, che consente di conoscere storie uniche che solo un cronista scrittore come Franco poteva regalarci, riuscendo a storicizzare momenti significativi dello sport più popolare al mondo.
Dei tanti episodi esilaranti raccontati, tra stravaganze, ripicche, giochi, trappole, astuzie, segreti e colpi di scena, vi invito a leggere subito l’estenuante “ping pong” della trattativa del Napoli per avere Maradona. Fu un’autentica odissea. Da poter dire oggi che se non vi fossero state la testardaggine di Iuliano, la determinazione di Ferlaino, il solito sparviero, la storia del Napoli sarebbe stata ben altra: sicuramente meno ricca di trofei. Franco Esposito va oltre, ci svela dopo anni, nei dettagli, l’ultima suspense per il “riscatto” di Maradona (che ripeteva al Barcellona: “yo quiero irme”, io voglio andarmene): la telefonata accorata della signora Ferlaino, Patrizia Boldoni, che, nel dare l’annuncio dell’acquisto, pregò i giornalisti di omettere rigorosamente un particolare sul passaggio di Diego al Napoli, avvenuto dopo la mezzanotte. Diversamente sarebbe saltato l’acquisto. Fu l’ultima gabella da pagare. Tutti, quale primo omaggio a un genio calcistico, dissero felici e contenti: «Obbedisco».
 
30 maggio 2012
 
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