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L'ira dell'Unesco
 
 
100 milioni di euro sul piatto: presentato il recupero della città antica. Dietro le verità ufficiali di De Magistris e Caldoro allarma l’assenza di un progetto

di Oscar Medina
 
Il 29 maggio è stato firmato il protocollo d’intesa sul cosiddetto «Grande Progetto- Centro Storico di Napoli/Valorizzazione del Sito Unesco»: il documento sancisce l’operazione-recupero del Centro Antico, poggiandola su una larga intesa istituzionale. Cinque, infatti, i sottoscrittori: il presidente regionale Stefano Caldoro, il sindaco Luigi De Magistris, don Adolfo Russo per l’Arcidiocesi di Napoli, il direttore regionale dei Beni Culturali Gregorio Angelini, infine Giovanni Guglielmi, provveditore regionale alle Opere Pubbliche. Tradotto in soldoni, il protocollo ha attivato formalmente le procedure finalizzate agli interventi di recupero del Centro Storico, utilizzando i Fondi comunitari del Por-Fesr 2007-2013. Importo a disposizione: 100 milioni.
Non solo Centro Storico – Il vertice a 5 non si è occupato solo di Centro Storico. Altre due importanti intese sono state ratificate. Se il primo protocollo, infatti, ha attivato 100 milioni, un secondo Protocollo ha stanziato 83 milioni per il Polo Fieristico della Mostra d’Oltremare, e infine un terzo ha avviato procedure e finanziamenti da 76 milioni di euro per completare il percorso ad anello della Linea 1 del Metrò. In realtà, quindi, i Grandi Progetti sono ben tre e in totale sono state innescate procedure per 256 milioni di Fondi UE. Risorse che finalmente saranno spese dopo una lunga ri-programmazione economica attuata dal Governo Regionale: da 2 anni infatti la Giunta Caldoro aveva congelato i quattrini europei, a causa dello sforamento del Patto di Stabilità prodotto in era Bassolino.
 
Governance – Per gestire gli interventi nel Centro Storico è stata istituita una “Cabina di regia”: alla consolle Comune e Regione. La Cabina avrà compiti di indirizzo, impulso e coordinamento strategico. Stefano Caldoro ne sarà presidente e coordinatore. Il ruolo del Comune sarà di “attuare il Grande Progetto e raccordare le strategie d’intervento”, quello della Regione di controllare i flussi dello stanziamento pubblico. Infine il ruolo dell’Arcidiocesi: “garantire la fruizione pubblica, sociale e culturale di ambienti ed edifici interessati dalla riqualificazione”, quando questa sarà completata. La “Cabina” sarà supportata da un Tavolo Tecnico. I protagonisti istituzionali dell’operazione hanno già individuato un passaggio cruciale: tutti d’accordo che l’affidamento dei lavori andrà attuato con procedure d’appalto della massima trasparenza. Nel protocollo, infatti, i firmatari si impegnano a garantire il «pieno rispetto della legalità e trasparenza, e la prevenzione di tentativi di infiltrazione criminale negli affidamenti e nelle procedure di gara»
 
Obiettivi – Due gli obiettivi degli investimenti: 1) valorizzazione, restauro e rifunzionalizzazione di edifici e complessi monumentali e storici del Centro Storico, 2) riqualificazione di aree urbane. Si tratta dunque di chiese, palazzi, complessi, porte monumentali, scavi archeologici e “insulae”, e inoltre di piazze, vie e larghi storici.
 
I retroscena
 
Nello stagno Napoli l’annunciata riqualificazione del Centro Storico, per ora esposta dal Comune solo per sommi capi, ha tutta l’apparenza di un salutare sussulto. I soldi, pochi o molti dipende dai punti di vista, comunque ci sono: 100 milioni. Gli interventi? La lista, a prima vista, è robusta. Insomma, una manovra apparentemente in salute: ma a farle in conti in tasca, le grane alla fine si trovano. E sono grosse.
Tanto per cominciare, l’operazione attuale, ribattezzata Grande Progetto, è solo la fotocopia sbiadita del Grande Programma sul recupero del Centro Storico, deliberato da Comune, Regione e Arcidiocesi nel 2007. Quel documento poggiava la sua legittimazione sul riconoscimento, operato dall’Unesco nel ’95, del Centro antico di Napoli come patrimonio dell’umanità, e prevedeva obiettivi e disponibilità consistenti. Il Grande progetto, invece, in quanto a quattrini e interventi, decolla con un ridimensionamento feroce rispetto al passato. Solo 15 mesi fa, ad esempio, la cifra in palio per il Centro Storico era ben diversa: i finanziamenti annunciati all’inizio del 2011 dalla Giunta Iervolino ammontavano ufficialmente a 220 milioni. Ora la cifra è colata a picco: gli euromilioni passano a 100. Colpa dei conti rifatti dalla Regione all’insegna dell’austerità dopo le follie finanziarie dell’era Bassolino. Certo, non è il caso di storcere il naso: sembra persino un mezzo miracolo che Palazzo Santa Lucia, sia pure in dose omeopatica, sia riuscito a sbloccare i quattrini. E coi tempi che corrono, anche al Comune il clima è di moderata soddisfazione: le briciole avanzate dalle spese selvagge degli anni scorsi vanno benissimo.
E invece no. Secondo i critici c’è da mangiarsi il fegato, ripensando al bilancio fallimentare di un sogno, quello del risanamento del Centro Storico, nato nel ’95 col sontuoso patrocinio Unesco, poi gonfiato a chiacchiere, sparate e proclami per 17 anni, infine approdato ad un finale, quello attuale, decisamente modesto. Lo stanziamento regionale, secondo molti, basta appena ad un lifting: troppo pochi, infatti, 100 milioni per tararci sopra una pianificazione appena passabile del Centro Antico. E non è solo questione di un pacchetto-interventi ridotto all’osso che già suggerisce una logica operativa a rattoppi. Il nodo è che, una volta incipriate chiese e piazzette, tutto il resto in zona continuerà a collassare nel solito inferno visto che per trasporti, servizi, attività commerciali, accoglienza turistica, sicurezza, incentivi e agevolazioni edilizie ai privati, non c’è uno straccio di strategia. Insomma: senza precondizioni urbanistiche, si andrà a casaccio. Era questo l’incubo degli urbanisti, che invece invocavano una messa sistema tra i restauri e tutto il resto, e si è puntualmente avverato. La dice lunga, ad esempio, la disperazione dei Francescani di Santa Chiara di fronte alle invasioni barbariche: visto che nel complesso monumentale scorrazzano barboni, ubriachi, vandali, teste calde e baby-gang, e che in chiesa ci entrano pure i cani, i santi uomini, almeno durante le messe, hanno deciso di chiudere il cancello d’accesso al sagrato.
Storia mortificante. Con un messaggio chiarissimo: hai voglia di tirare a lucido le antiche pietre, ma senza regole e organizzazione il patrimonio del Centro Storico resta inchiodato alle solite croci. E’ il ventre molle del Grande Progetto in salsa De Magistris-Caldoro: nessuna visione di ampio respiro. E nemmeno grandi registi dato che, sull’asse Comune-Regione, non si intravedono figure carismatiche in grado di governare in modo virtuoso nemmeno un restauro da 100 milioni: lo dicono gli scettici che, sia chiaro, non sputano sui 100 milioni ma rimpiangono l’occasione sfumata.
Sospettosa la pattuglia dei critici, anche per un’altra ragione. Dietro l’angolo, infatti, c’è anche la scomunica dell’Unesco che minaccia di escludere Napoli dalla lista dei siti protetti. Le cose stanno così: il prestigioso organismo internazionale con sede a Parigi subordina di solito il mantenimento del prezioso privilegio, che da sempre attira crediti e investimenti sulla città prescelta, alla redazione del cosiddetto Piano di Gestione (ndr il P. di G. è la pianificazione strategica e manageriale del recupero di un sito: ed è il caso del Centro Storico partenopeo). In mancanza del Piano, che è prescritto anche dalla normativa italiana, l’Unesco ritira il marchio.
Nel caso di Napoli, doveva pensarci il Comune che ha snobbato l’obbligo a lungo, rischiando più volte l’esclusione dalla famosa lista: nel febbraio del 2011, finalmente, Palazzo Sam Giacomo ha spedito in extremis a Parigi l’indispensabile documento che prometteva una riqualificazione a regole d’arte. Il Piano di Gestione, però, è restato sulla carta e non ha prodotto cantieri perché nel frattempo c’è stato il ridimensionamento contabile imposto dal governatore Caldoro.
Durissimo il Comitato Portosalvo: «Col restyling nato dal patto tra De Magistris e Caldoro il Piano di Gestione non c’entra più nulla». Risultato: l’Unesco ha perso le staffe e ora minaccia un’ispezione in città e la cancellazione di Napoli dall’ambito delle città tutelate. Una retrocessione sarebbe gravissima, a meno che il Comune non trovi una spiegazione che regga: l’impressione, però, è che si stia sottraendo al confronto. Sindaco e governatore, tuttavia, continuano a spendere il marchio Unesco: il recupero da 100 milioni è stato, infatti, esibito come «Grande Progetto-Valorizzazione del Sito Unesco». C’entrerà, forse, il bisogno di alte quote tipico dei politici ma è un fatto che l’organismo mondiale, di fronte a un progetto che sembra uno spezzatino, consideri inadempienti le due amministrazioni locali. Nel promemoria del malessere, infine, il Comitato Portosalvo ci infila anche l’interrogativo legato al futuro delle 200 chiese di Napoli, devastate da incuria e saccheggi e ormai in via di estinzione. I responsabili? A cercarli davvero c’è persino il rischio di trovarli.

Il quadro degli interventi
 
Ecco i principali siti interessati al restyling (spesa complessiva: circa 63 milioni)
(1) Porta Capuana: 1.5 mln,
(2) Castel Capuano: 5 mln,
(3) Chiesa Monte dei Poveri:
3 mln,
(4) Palazzo Monte di Pietà:
2.4 mln,
(5) Santa Maria della Pace:
6 mln,
(6) Chiesa San Pietro Martire:
2 mln,
(7) Pio Monte Misericordia:
1.6 mln,
(8) Insula Duomo, cioè complesso chiesastico e ampliamento scavo area archeologica: 5 mln,
(9) Complesso Girolamini, cioè servizi logistici, accoglienza e sicurezza: 5 mln,
(10) Tempio della Scorziata:
2.3 mln,
(11) Chiesa San Paolo Maggiore: 4 mln,
(12) Teatro Antico Neapolis, cioè completamento dello scavo e collegamento col chiostro di S. Paolo Maggiore: 4 mln,
(13) Ospedale Incurabili: 3.5 mln,
(14) Ospedali Annunziata e Ascalesi: 10 mln,
(15) Chiesa S. Pietro a Maiella: 3 mln,
(16) Complesso di S. Lorenzo Maggiore: 4 mln,
(17) Chiesa S. Gregorio Armeno e annessa “area archeologica del ‘500 dell’ex asilo Filangieri”: 1.1 mln,
(18) Complesso Santi Severino e Sossio: 5.2 mln,
(19) Complesso di S. Maria la Nova: 1.1 mln
 
 
Ed ecco i principali spazi urbani destinati alla riqualificazione (spesa complessiva: circa 30 milioni)
(1) Largo Donnaregina
(2) Banchi Nuovi
(3) Via S. Gregorio Armeno
(4) Spaccanapoli
 
Infine gli interventi previsti per mobilità e servizi (spesa complessiva: 1 milione)
 
(1) Realizzazione di un sistema di “Bike sharing”
e di una rete di trasporto con minibus e piccoli mezzi eco-compatibli.
(2) Creazione di “punti wireless”.
 
 
 
 
26 giugno 2012
 
 
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