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Solita estate, il mondo č "bastardo"
 
 
Animali abbandonati, sulla carta il Comune di Napoli è dotato di un servizio "Tutela diritti e salute degli animali" ma in realtà la città è desolatamente priva di un canile municipale

di Carmine Mastantuoni
 
Da sempre all’approssimarsi delle vacanze si accompagna lo spregevole fenomeno dell’abbandono degli animali domestici. Cani soprattutto, ma negli ultimi anni anche gatti, tartarughe e, strano a dirsi, anche iguane ed altri animali esotici. Per questi animali, l’abbandono equivale a morte certa, per gli stenti ma soprattutto perché investiti dalle auto sulle grandi arterie di comunicazione.
Gli amici pelosi, non educati a conquistarsi il cibo e abituati alla convivenza con gli umani, una volta abbandonati, risultano incapaci di affrontare la vita selvatica.
Abbandoni in calo. Fortunatamente nel 2011 l’abbandono canino risulta in netto calo: è stimato mediamente del 12% ed è concentrato particolarmente nei grandi centri urbani. La flessione è dovuta alla legge 20 luglio 2004, n.189, e in particolare all’art. 727 del codice penale, che recita: “(Abbandono di animali). - Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. (……)".
Il dato è favorito anche da un accentuato senso civico: sempre più spesso, sui social network è possibile imbattersi in post e in campagne pubbliche contro l’abbandono. Anche il Comune di Napoli ha diffuso attraverso il proprio sito, la campagna “Il decalogo della vacanza con Fido”, curata dal Servizio di Tutela dei diritti e della salute degli animali. Dieci piccole regole semplici, come “i documenti da portare in viaggio”, “se il cane abbaia” ecc., che possono aiutare nell’organizzazione degli spostamenti. Numerose anche le iniziative poste in essere dall’Ente Nazionale Protezione Animali, come la campagna di sensibilizzazione contro abbandoni e randagismi realizzata dall’agenzia pubblicitaria “Saatchi & Saatchi”: una pagina stampa e due spot radiofonici messi a disposizione gratuitamente dai media nazionali e locali.
Associazioni in campo. Nella nostra regione, si distingue l’opera della “Lega pro Animale”; nata nel 1989 a Castel Volturno in provincia di Caserta, dal 1995 in collaborazione con le amministrazioni dei comuni limitrofi, ha attuato un programma di controllo del randagismo determinato dall’abbandono degli animali domestici. Confidando sulla collaborazione dei volontari e sui contributi economici di privati e di università straniere, la Lega ha studiato quattro punti: educazione sanitaria, censimento dei cani randagi, sterilizzazione e reimmissione dei cani docili, attuazione dell’anagrafe canina. Nel frattempo è diventata obbligatoria l’anagrafe canina: istituita in Italia nel 1991, prevede l’obbligo per tutti di dichiarare il possesso di un cane. L’identificazione avviene mediante microchip con rilascio da parte della Asl competente di un passaporto europeo, che è obbligatorio anche per coloro che intendono recarsi all’estero con i loro animali da compagnia.
Però non esiste un’anagrafe animale pubblica in cui registrare anche questi dati, ma solo un registro unico privato, l’Anagrafe Animale Privata Italiana, istituita nel 2006.
Una “targa” per Fido. Il microchip è attualmente il miglior sistema per l’identificazione non solo di cani, ma anche di gatti, furetti, conigli e cavalli. Quest’apparecchio, che in gergo tecnico è un transponder, è una minuscola capsulina dall’“ingombro” minimo: pochissimi millimetri di lunghezza e di diametro. È realizzato in un materiale che non provoca nessuna forma di rigetto o fastidio, viene iniettato sottocute, nella regione retro-auricolare sinistra ed emette un brevissimo segnale solo se “attivato” da un apposito lettore in dotazione ai Servizi Veterinari delle Asl, dai veterinari liberi professionisti, dalla Polizia municipale. Sullo schermo di questo lettore appariono 15 cifre, un codice unico al mondo che identifica: con le prime tre cifre il paese in cui all’animale è stato iniettato il microchip o il produttore del microchip, mentre gli ultimi 12 numeri identificano l’animale. Praticamente è come mettere una "targa" al proprio animale. Dal 2008 l’installazione è stata regolamentata: i proprietari dei cani devono provvedere a identificare e registrare l’animale entro il secondo mese di vita. Per gli esemplari già adulti, i proprietari debbono provvedere all’impianto entro trenta giorni. Poiché si tratta di un atto medico, l’applicazione dei microchip deve essere eseguita da un veterinario pubblico o anche privato, a condizione che abbia accesso all’anagrafe canina regionale. Il certificato di iscrizione accompagnerà poi il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. L’obbligo del microchip indubbiamente costituisce un deterrente all’abbandono e ne determina un freno naturale, ma non estirpa del tutto il fenomeno.
Sì alla sterilizzazione. Secondo la dottoressa Dorothea Friz, fondatrice della Lega che nel frattempo ha costituito una fondazione - Mondo Animale - e realizzato una tv satellitare e digitale, la “Pet-Tv”, oltre all’anagrafe con l’obbligo del microchip, un altro sistema è costituito dalla sterilizzazione. Spiega la dottoressa: “Prendiamo il caso di una gatta; in un anno può avere sino a un massimo di quattro gravidanze. Se per ognuna di queste gravidanze riescono a sopravvivere tre gattini, in un anno da un unico esemplare adulto avremo ulteriori dodici gatti in circolazione, che se non adottati, sono destinati quasi certamente alla morte. Per questo scegliamo per ogni mese un giorno in cui sterilizziamo nel nostro centro gratuitamente cani e gatti”.
Quanto sinora esposto, non è tuttavia ancora sufficiente a comprendere il fenomeno dell’abbandono entro limiti per così dire “fisiologici”.
Amministrazioni carenti. Indubbiamente occorre responsabilizzare i proprietari degli animali, ma anche le amministrazioni locali.
A vigilare sul rispetto delle norme connesse all’anagrafe sono infatti i Comuni, cui spetta il compito di identificare e registrare i randagi ritrovati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate. I sindaci hanno anche l’obbligo di dotare la propria Polizia municipale di un dispositivo per la lettura del chip, che consenta un controllo immediato dei requisiti anagrafici.
Napoli e la sua provincia, pur all’avanguardia dal punto di vista normativo e regolamentare, sono fortemente inadempienti: manca un canile comunale e le poche strutture convenzionate sono molto spesso rette da volontari, tenute in condizione igieniche pessime e controllate molto raramente.
 
 
26 giugno 2012
 
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