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Pozzuoli, vestigia in rovina
 
 
I complessi archeologici di via Campana e via Celle scompaiono sotto la vegetazione e i rifiuti

di Rosario Scavetta
 
A parte Roma, poche altre città conservano un complesso monumentale così ricco di mausolei e ipogei funerari come Pozzuoli. Via Campana, che in epoca romana era la “Via Consularis Puteolis Capuam”, era l’arteria maestra per il commercio: sulla strada da Pozzuoli a Quarto si susseguono ininterrottamente tombe, sepolcri e cisterne (nella foto in alto). Più oltre, nella località Croce Campana, la profonda trincea della direttissima Roma-Napoli, ha tagliato il tracciato della antica via e messo allo scoperto e, in parte sezionato, una lunga serie di sepolcri che si scorgono dal cavalcavia che congiunge in questo punto la vecchia con la nuova via Campana. A due chilometri circa, in contrada S. Vito, la strada antica torna ad apparire nella sua originaria ampiezza, fiancheggiata da un lato e dall’altro da una linea ininterrotta di tombe e di edifici in tufo, ma purtroppo interrati e nascosti dalla folta vegetazione, sgretolati o devastati dai ricercatori di laterizi o reperti archeologici, più comunemente conosciuti come “tombaroli”. In via San Vito e via Campana, infatti, sorgevano alcune delle più importanti necropoli, agglomerati di tombe di cui la Campania e i Campi Flegrei erano ricchi. Molte di esse sono poco visibili, ma tutte fanno parte del complesso archeologico di Via Consularis Campana dell'Area di San Vito. Una parte di queste si trovano anche all'interno dell'attuale area parcheggio del Cash and carry “Metro”. Attualmente, ai resti dell’antica necropoli non viene riconosciuto il giusto valore storico-culturale: tutta l’area versa in stato di abbandono e degrado e non viene segnalata né posta all’attenzione dei turisti come merita. Stessa sorte è toccata all’area archeologica di via Celle (nella foto in basso), situata a metà strada tra via Cigliano, via Campana e la Variante Solfatara. Un’area che, il noto archeologo Amedeo Maiuri, collocò tra le più importanti dell’epoca romana e che ora è praticamente ricoperta da rovi e sterpaglie. La vegetazione spontanea ha ormai sovrastato il complesso, attirando animali di varie e medie dimensioni che vi trovano riparo. Il problema viene acentuato dai rifiuti che i cittadini lasciano in strada proprio nei pressi dei monumenti, attirando così ulteriori “visitatori” non graditi. «È sufficiente farsi un giro nei paraggi per accorgersi che qui gli scarafaggi sono il male minore, il che è tutto dire» commenta Sebastiano, residente della zona. «È molto frequente - prosegue -sentire e sopratutto vedere dei topi, anche di dimensioni importanti. Quasi sempre si cibano di quello che c'è nei sacchetti della spazzatura che alcuni nostri “civilissimi” cittadini sversano con totale indifferenza sui marciapiedi o a ridosso delle mura. Alcuni residenti - sottolinea - hanno denunciato la situazione agli organi competenti dell’Asl Napoli 2, i quali sono stati messi al corrente del fatto che la necropoli era anche invasa dai rifiuti lasciati abusivamente in strada, approfittando dei rari controlli delle forze dell’ordine». In quest’area gli archeologi avevano individuato, già dal ‘700, un gruppo di 14 mausolei, anche detti “colombari”, databili tra il I e il II secolo dopo Cristo. Agli inizi degli anni ‘30 del ‘900 vennero iniziati i primi scavi, completati negli anni ‘60. I lavori portarono alla luce anche un “collegium funeracticium”, un complesso dove anche i meno abbienti, uniti in una sorta di “associazione”, potevano godere di una degna sepoltura sostenendo una spesa modesta. Un’antica testimonianza di civiltà che oggi è stata trasformata nel simbolo dell’incuria e della poca attenzione per un patrimonio artistico e culturale che il mondo ci invidia.
 
 
26 giugno 2012
 
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