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L'elettrotaranta dei Novaroots
 
 
Musica tradizionale ed elettronica per la band al lavoro sul nuovo album

di A. Alfredo "Alph" Capuano
 
I Novaroots, originari di Bacoli, nascono nel 2005 con una formazione leggermente diversa da quella attuale. La loro musica fonde la tradizione della pizzica e della tammorra, mescolandola con sonorità moderne ed elettroniche, a tratti psichedeliche.
Iniziamo dal principio: quando vi siete accorti che eravate i Novaroots e non un “semplice” gruppo di amici che suonavano assieme? Quando, precisamente, avete preso coscienza della vostra identità di gruppo musicale?
Dal principio l’intento era far suonare la musica popolare aggiungendo elementi di modernità alla concezione classica di questo genere musicale. Dopo un anno di studio e prove è sorta l’esigenza di far convivere il background musicale di ogni componente del gruppo. È nato quindi un sound definito che ci caratterizza e distingue nell’ambito della scena musicale italiana, in particolare in quella del Sud.
“Novaroots” è un termine che unisce due lingue diverse tra loro, una “morta” che però ha avuto ed ha ancora importantissime influenze nella produzione di neologismi, l'altra forse la più viva che esista, in continuo mutamento e che rappresenta ormai una prerogativa fondamentale per poter destreggiarsi nella maggior parte dei campi, non solo lavorativi. Ci spiegate il perché di questa scelta?
Il nome svela buona parte delle nostre intenzioni, ovvero la realizzazione in musica dell’unione tra due mondi: ieri e oggi. Il fatto è che per effetto della globalizzazione vediamo fondersi tutte le realtà musicali del pianeta in un calderone in cui perdono la propria identità, ragion per cui con la nostra musica prendiamo le nostre vere radici (quelle etniche del Sud Italia) e le trapiantiamo in una nuova terra fertile in cui si condivide, ma non ci si confonde. Il vecchio si sposa con il nuovo, ma non dimentica sé stesso.
Se doveste indicare un artista, un gruppo, una corrente che vi ha influenzato maggiormente, sia come artisti che come individui, chi scegliereste?
Nessun artista o gruppo in particolare in realtà. Piuttosto facciamo leva sul vissuto musicale di ognuno di noi, da qui prendiamo le influenza di genere che vanno dal blues al dub, dal reggae al rock. Emerge comunque in noi, sicuramente, una forte impronta elettronica.
Dopo il primo EP, una manciata di tracce molto godibili e ben strutturate, che ha ricevuto buoni feedback da parte di pubblico e critica, quali progetti avete in cantiere? Ci anticipate qualcosa su qualche vostro futuro lavoro in saletta?
È in cantiere la produzione di un nuovo EP che rispecchi le nuove sonorità elettroniche, delle quali nel primo veniva fuori solo qualche sfumatura. Stiamo inoltre lavorando alla stesura di brani inediti, rigorosamente in lingua Napoletana.
Ma la proposta artistica e musicale dei Novaroots non si basa solo su rivisitazioni di brani storici della tradizione popolare, in più occasioni avete avuto modo di regalare al pubblico qualcosa di ancor più nuovo. Che ci dite sul vostro brano inedito, intitolato “Dubbin' South”, nella speranza di poterlo ascoltare quanto prima non solo durante i live?
“Dubbin’ South” è il nostro messaggio d’amore e di speranza per la nostra città-madre, Napoli, nonché manifesto del nuovo sound dei Novaroots. Ci rende felici il fatto che sia il brano che più di tutti lascia l’impronta nelle persone che ci ascoltano, in quanto per la prima volta ci allontaniamo dal linguaggio classico e romantico del dialetto antico, esprimendoci nella lingua cruda di tutti i giorni.
 
 
28 giugno 2012
 
 
 
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