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Viaggio a Blatt City
 
 
Intervista a Frank, blatta rossa cresciuta nei luna park di New Orleans, che ha ideato il «documento del Porto», manifesto in difesa dei diritti dei blattoidei

di Max De Francesco
 
Dopo gli ultimi siluri mediatici hanno deciso, stanchi di sentirsi ancora una volta i peggiori commensali del pianeta, di salire in superficie e manifestare in difesa dei diritti dei blattoidei. Dalla rovente assemblea pubblica in zona Porto, mentre il cielo fingeva di annuvolarsi e un gatto d’asfalto vegliava le onde, è stato prontamente stilato sulla carta azzurrognola di un gelato un documento ufficiale che, presto, attraverso le vie del sottosuolo, raggiungerà le fogne e gli anfratti di tutta Europa. A pensarlo e a elaborarlo, durante una notte d’afa balorda, è stato Frank, una vita di traversate tra scatolette di tonno e piscio cosmopolita, cresciuto nei lunapark di New Orleans e, da qualche mese, sbarcato a Napoli, precisamente nel periodo dell’America’s Cup, e mai più andato via dopo aver conosciuto, in uno scantinato della Pignasecca, la bisbetica Fanny, come lui appartenente alla specie Periplaneta americana, meglio conosciuta come quella delle «blatte rosse» o «scarafaggi delle navi». Per niente propensi a un faccia a faccia con l’insetto, abbiamo trovato, non senza una trattativa resa estenuante per l’insistenza di Fanny a volersi mostrare alle telecamere («Ho le ali lisciate a nuovo, amore...»), un compromesso: attraverso le grate di un tombino di Chiaia, situato a un tiro di fune da un bar che non fa scontrini, abbiamo registrato l’intervista a Frank, ideologo del Movimento Blatte Europeo, accanito lettore dei resti dei giornali che arrivano dal mondo di sopra e apprezzato intellettuale del sottosuolo dopo un pamphlet, dal discreto successo nei salotti sotterranei, dal titolo «Perché i piccioni sì e noi no?», sottotitolo: «Essere blatte oggi». Il suo impegno contro il razzismo nei confronti dei suoi simili gli ha permesso di collezionare ospitate nei programmi televisivi più seguiti negli scoli e di essere menzionato nella rivista «Blat» tra i 100 opinionisti che contano di più al mondo, tanto da farsi convincere dal suo «cerchio magico» di intraprendere la via politica («sono in tanti a chiedermi, come dite voi, di scendere in campo») come candidato all’Unione Mondiale dei Blattoidei. Le votazioni si terranno nel 2013 in Madagascar, sede dell’Unione dove, per un culto antichissimo diffuso tra gli scarafaggi, ogni anno, nella notte della prima luna piena di dicembre, si svolgono le celebrazioni in onore del dio Blatteus, figura mitologica della specie Gromphadorhina portentosa, nota anche come blatta fischiante del Madagascar che, si narra, con il suo sibilo spaventoso emesso dalle cavità respiratorie fece impazzire alcuni saraceni, pronti a incendiare la foresta nera della «Portentosa», condannandoli a vivere il resto dei loro giorni con l’acufene.
 
Tutto immaginavo tranne che intervistare una blatta tentata dalla politica…
Per la lordura e la corruzione dei vostri rappresentanti voi del mondo di sopra pensate che il politico sia un mestiere per lestofanti e scaldatori di cadreghe. Da noi, mi permetta, chi sceglie di concorrere per un posto nelle fogne dorate dell’Unione Mondiale dei Blattoidei, lo fa per convinzione e non per convenienza: l’eletto non riceve compenso, può rimanere in carica massimo 5 anni e ogni 90 giorni è tenuto a incontrare gli elettori del suo distretto di competenza per raccogliere istanze e illustrare i lavori delle commissioni. Se non lo fa, il suo mandato cessa il giorno dopo…
Niente ruberie, quindi, nel vostro mondo perfetto?
Non v’è specie senza delinquenti, ma i nostri, tranne qualche eccezione, rimangono lontano dalla politica…
Può dirci qualcosa in più sul documento uscito dal tombino del Porto, secondo alcuni “rivoluzionario”, secondo altri una furbata mediatica per la sua imminente candidatura?
Ma quale furbata! Voi giornalisti sempre a disegnare scenari di sospetti…
Non parli già come un onorevole…
E lei non mi consideri come uno della sua specie… Comunque, il documento del Porto è il primo tentativo di uscire allo scoperto contro l’attacco vile e sistematico alla nostra cultura e alla nostra civiltà. Siamo considerati il male del mondo, nati per essere schiacciati, portatori di tutte le epidemie esistenti, ultimi nelle classifica degli animali repellenti…
A vedervi non ispirate carezze né strette di mano…
Vede che anche lei è un po’ razzista?
Preferisco inseguire una libellula in un prato anziché uno scarafaggio…
Fermarsi all’apparenza è l’inguaribile malattia degli uomini. Tendete alla superficialità, non alla interiorità, alla scoperta del sottosuolo…
Se sono qui, con il registratore sulla grata di un tombino, è per capire che volete…
Chiediamo solo rispetto. Facciamo schifo? Però non siamo dei mostri. Siamo esseri immondi? Ma siamo meno dannosi di quanto possiate credere. La zanzara è meglio di noi? Sapete quanto è mortale una vipera? E i topi? La loro fortuna è stata quella di avere avuto un bardo come Walt Disney. Non parliamo poi dei piccioni…
Parliamone.
Nel mio libro dedicato al volatile col talento dell’insolenza, sottolineo come sia in atto una rivalutazione di molti animali mentre la nostra specie continua ad essere ignorata e vilipesa. Lessi tempo fa sul magazine del Sole24Ore, un articolo dal titolo “Gloria a te, o piccione”. Non dormii per tutta la notte…Si esaltavano le sue capacità d’orientamento, l’instancabile abilità nel volo con velocità di 100 chilometri orari e percorrenze di 1000 chilometri al giorno, la predisposizione a farsi addomesticare per divenire il “messaggero” preferito dagli eserciti. Neanche un rigo sui suoi pestiferi escrementi, sulla sua invadenza metropolitana, su come può veicolare i virus delle malattie infettive. Noi, invece, senza poeti e sostenitori, siamo gli “esclusi”, sbattuti in prima pagina…
Perché meritereste una riabilitazione?
Più che una riabilitazione una constatazione: siamo la specie più antica del mondo. Gli archeologi sono stati chiari: viviamo sulla terra da circa duecento milioni di anni e, dopo tutti questi rotoli di secoli, siamo rimasti morfologicamente uguali. Siamo tenaci, pacifici, orgogliosi, ci adattiamo a qualsiasi situazione e siamo capaci di resistere alle avversità più estreme. Siamo riusciti a sopravvivere persino alle radiazioni seguite al bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Siamo da studiare non da schiacciare. Siamo brutti, sporchi ma non cattivi. Siamo la vita che prosegue, nonostante tutto.
Secondo alcune indiscrezioni, Napoli è stata scelta dall’Unione Mondiale per il prossimo Forum universale delle Culture Blattoidee, previsto nel 2014. Ne sa qualcosa?
So che se n’è discusso nell’ultimo consiglio. Credo che i sotterranei partenopei abbiano tutte le carte in regola per ospitare l’evento. Bisogna vincere la concorrenza di Varadero; mi impegnerò, se dovessi entrare nell’Unione, a portare l’evento nei suggestivi scantinati di Partenope...
No, un altra invasione...
In questi eventi, di solito, le blatte ignorano il mondo di sopra: sono tutte concentrate nei divertimenti dell’oscurità e nelle giornate dedicate al dio Blatteus, in cui i nostri attori ripercorrono le tappe fondamentali della mitologia del sottosuolo.
Come si vive a Napoli?
Si sopravvive abbastanza bene. La questione “monnezza” ha agevolato la nostra esistenza: molti giovani coppie hanno deciso di sistemarsi qui dopo aver capito che il ciclo virtuoso dei rifiuti, da queste parti, è ancora una promessa. Le disinfestazioni, poi, sono blande, tardive e vengono fatte a macchia di leopardo. Nel corso degli anni abbiamo formato anche alcuni nuclei speciali anti-deblattizzazione, con il compito di infiltrarsi negli uffici e rubare informazioni utili.
Il sindaco De Magistris è andato su tutte le furie per le vostre scorribande alla luce del sole, gridando al complotto e promuovendo una campagna contro chi diffonde notizie contro l’immagine di Napoli…
Perché vergognarsi delle nostre passeggiate sul lungomare liberato o a via Toledo? Siamo noi infuriati per tutte le meschinità che abbiamo ascoltato e letto in questi giorni. Sono sempre più convinto dell’utilità del documento del Porto. Il vostro sindaco parla troppo, “blattera”, come diciamo quaggiù…Se ci avesse ignorato invece di amplificare la nostra presenza, inventandosi addirittura la categoria delle blatte proletarie, sarebbe stato meglio per tutti.
Un'ultima considerazione prima che mi allontani dal tombino.
A Napoli sto bene perché il napoletano è un po’ come noi: è ovunque. Ci faccia caso: in ogni parte del pianeta c’è un napoletano. Siamo un popolo che non rischia l’estinzione. Conservo gelosamente una pagina di uno scrittorie partenopeo, Max Vajro, che scrisse: «Il napoletano è come lo scarafaggio, unico esemplare della fauna preistorica che, come è noto, silenziosamente e tenacemente ha attraversato miliardi di anni, sopravvivendo perfino al diluvio universale. L’homo neopolitanus inghiottisce, rumina, metabolizza: scompare per riapparire sempre uguale e indistruttibile. Egli non è protagonista ma spettatore: sia l’applauso che il dissenso sono per lui quelli del pubblico che torna a casa dopo il teatro, si toglie le scarpe e cena in cucina».
Una considerazione amara...
Dipende dai punti di vista.
 
Mentre con la schiena a pezzi e un odore di fogne addosso, ripongo il registratore nella custodia, Frank, zampetta nella zampetta con l’appariscente Fanny, dalle grate di Blatt City sussurra: «Siamo duri a morire, lo scriva. Abbiamo sconfitto la bomba atomica... O ci rispettate o siamo pronti a invadere le città di sopra. Un mare di blatte, come scrisse un vostro letterato, vi seppellirà. Siamo più delle stelle in cielo. Siamo il firmamento dell’oscurità...»
Anche le blatte, dalle profondità fognarie, pensano e sognano da star.
 
 
26 luglio 2012
 
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