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La Regione Campania ci mette a dieta
 
 
Un progetto Unesco traccia l'itinerario della buona pratica alimentare da Napoli al Cilento. I punti salienti del dibattito e le azioni messe in campo dall’ente regionale

di Armando Yari Siporso
 
Il modello nutrizionale della dieta mediterranea al centro di un dibattito finalizzato a tutelare, valorizzare e promuovere lo stile di vita sano delle tradizioni dei luoghi in cui è nato. Questo lo scopo del progetto “Itinerari Unesco: da Napoli al Cilento, il racconto della dieta mediterranea” che sulle buone pratiche alimentari punta a costruire un percorso non prettamente legato al solo contesto enogastronomico, ma che si estenda anche a quello culturale, artistico e paesaggistico dei nostri territori. «La dieta mediterranea può e deve essere occasione di sviluppo turistico - sostiene il sindaco di Ogliastro Cilento, Michele Apolito all’incontro organizzato nel complesso monumentale Chiese San Gennaro all’Olmo e San Biagio Maggiore - C’è da sottolineare che la semplicità e le proprietà della dieta mediterranea devono essere oggetto di impegno e tutela da parte della politica e delle amministrazioni al fine di divulgare anche lo stile di vita e le tradizioni storiche e culturali delle terre del Cilento».
La normativa. Un impegno che la Campania si è assunta dotandosi della prima (ed unica) Legge Regionale sul riconoscimento della dieta mediterranea. Con l'approvazione della Legge Regionale n. 6 del 30 marzo 2012, la Regione ha inteso compiere un passo importante per guardare alla qualità della vita con un approccio diverso. Vito Amendolara (nella foto in alto, a sinistra), consigliere delegato all’Agricoltura della Regione Campania ha spiegato come con questo intervento normativo «si è deciso di puntare a costituire una rete tra associazioni ed enti che sul territorio lavorano per portare la Campania ad essere punto di riferimento sulle tematiche della alimentazione, approccio al cibo e stile di vita. A tal fine è stato istituito un Osservatorio sulla dieta mediterranea con funzioni consultive, propositive e di monitoraggio sulle politiche della Regione con il coinvolgimento degli assessorati Agricoltura, Sanità, Ambiente, Cultura e Innovazioni tecnologiche, affinché tutta la legislazione regionale futura sia impostata in coerenza con i principi dello stile di vita della dieta mediterranea. Un intervento necessario - continua Amendolara - se si considera il triste primato della Campania, patria della dieta mediterranea, ma allo stesso tempo regione con il più alto tasso di giovani in sovrappeso. Un paradosso che un ritorno alla cultura del territorio e delle nostre tradizioni può aiutare a prevenire e curare».
Elisir di lunga vita. I benefici più importanti della dieta mediterranea, dal 2010 riconosciuta dall’Unesco patrimonio culturale immateriale dell’umanità, sono infatti senza dubbio legati alla salute ed al benessere psicofisico. «Lo stesso Giambattista Vico - afferma Vincenzo Pepe (nella foto a destra), presidente della Fondazione intitolata al grande filosofo napoletano - capì come sia forte il legame tra alimentazione, stile di vita e benessere. Per questo il filosofo della “Scienza nuova”, malato di tisi - racconta ancora Pepe - si recava nel Cilento che egli stesso definì nella sua autobiografia bellissimo sito dalla perfettissima aria per cercare otium e salute».
Ciò che Vico intuiva ma non poteva ancora conoscere fu scoperto solo nel 1939, quando il medico nutrizionista genovese Lorenzo Piroddi, padre della dieta mediterranea, osservò la diretta connessione tra alimentazione e determinate malattie del ricambio quali diabete, bulimia e obesità. Pochi anni dopo lo scienziato americano Ancel Keys constatò anche la bassissima incidenza di malattie delle coronarie negli individui che osservavano una alimentazione prettamente mediterranea consolidando definitivamente la relazione tra questo tipo di dieta e la qualità della vita. La capacità dei grassi monoinsaturi presenti nell’olio extravergine d’oliva e nei pesci, alimenti tipici di questo tipo di nutrizione, può contribuire alla riduzione del valore del LDL nel sangue (il cosiddetto colesterolo cattivo), non incidendo o addirittura aumentando i valori dell’HDL (il colesterolo buono). Al contempo gli antiossidanti, presenti in grande quantità nelle verdure, nel vino e nella frutta possono contrastare i temutissimi “radicali liberi” mentre le fibre presenti nei cereali, stimolando la secrezione della saliva e dei succhi gastrici, possono svolgere un compito di normalizzazione delle funzioni intestinali garantendo allo stesso tempo una sensazione di sazietà. Tutto questo, abbinato ad un ridotto consumo di carne ed alcolici contribuisce ad un elevato benessere fisico e mentale oltre che ad una concreta riduzione della probabilità di sviluppare determinate malattie.
Le scoperte recenti. A confermarlo un recente studio dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria e dall'Università di Navarra (Spagna), che ha visto coinvolto per 4 anni un gruppo di 11 mila studenti. In quanti tra questi si sono attenuti più strettamente alle regole della dieta mediterranea si è riscontrata una qualità della vita superiore in termini di benessere fisico e mentale. Ancor più specifico un altro studio dell’Università di Gothenburg in Svezia su un gruppo di settantenni, che ha dimostrato come gli habitué della dieta mediterranea abbiano una probabilità del 20% superiore di vivere più a lungo. «Questo significa in pratica - secondo l’italiano Gianluca Tognon, a capo di questo studio - che le persone anziane che seguono una dieta mediterranea vivono circa 2-3 anni più di quelle che non la seguono». Statistiche a parte, una alimentazione ispirata alla cosiddetta “piramide alimentare” della dieta mediterranea pare essere la migliore ricetta per prendersi cura della propria salute e della propria forma fisica.
La ricetta della salute. Non resta dunque che affidarsi agli ingredienti base di questo menu piramidale e consumare giornalmente cereali, frutta verdura ed olio extravergine d’oliva (a crudo). Gustare solo settimanalmente carne magra pesce e uova (fonti di proteine animali di alta qualità) e frutti di mare (fonte di importantissimi grassi “sani”). Ed evitare, o ridurre ad un solo giorno alla settimana, gli elementi al vertice della “piramide mediterranea” quali zucchero, dolci, torte, bevande zuccherate e superalcolici. Tutto ciò privilegiando materie prime delle nostre zone, magari strizzando l’occhio alle coltivazioni biologiche, ed ecco che la dieta mediterranea, abbandonata negli anni del boom economico, perché ritenuta meno attraente rispetto al modello culturale americano fatto di fast food, hamburger e carni rosse, torna a rappresentare un modello alimentare e culturale di riferimento, ideale per prendersi cura di se stessi spendendo poco e senza rinunciare alla qualità. Buon appetito. E buona salute.
 
 
26 luglio 2012
 
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