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Canili comunali, Napoli č fuorilegge
 
 
La Legge n. 281 del 14 agosto 1991 prevede l’istituzione in ogni Comune di un rifugio per cani gestito dal Municipio o dalle associazioni del territorio ma Napoli non si è mai adeguata

di Carmine Mastantuoni
 
La nostra città è indubbiamente all’avanguardia in materia di tutela degli animali. Il Comune di Napoli è stato tra i primi in Italia ad istituire un Servizio di tutela dei diritti degli animali, cercando nel contempo, di far approvare, purtroppo senza riuscirci, un Regolamento per i diritti degli animali. Quest’attivismo normativo però, poco si tramuta in realizzazioni concrete per contrastare i fenomeni dell'abbandono degli animali al randagismo. Lo dimostra la constatazione sconsolante della mancata e piena attuazione della legge quadro in “materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”, cioè la legge 14 agosto 1991 n. 281. La norma dava sei mesi di tempo per l’adeguamento alle Regioni, ma poche di esse si sono messe in regola. La legge prevedeva, tra le altre cose, che tutti i Comuni si sarebbero dovuti dotare di un canile gestito direttamente o in convenzione con le associazioni animaliste. Tra contraddizioni, conflitti di competenza e quant’altro, la norma, sancisce il principio che “lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali da affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente". Lo sottolinea anche Sonia Scotto dell'Associazione A.D.L.A. che gestisce il rifugio “La Fenice” in via Virginia Wolf a Ponticelli: i conflitti di competenza tra Asl, Comune e Regione, complicano e a volte impediscono una corretta opera di prevenzione e controllo. Su tutto questo poi, grava la carenza cronica di fondi, particolarmente in questi ultimi mesi.
«In una città come Napoli - spiega l’operatrice - l'abbandono degli animali ed il conseguente randagismo, si possono combattere solo con l’informazione e la formazione dei padroni. Il problema non è costituito dagli animali nati allo stato brado, ma da quelli che hanno vissuto con l'uomo, anche per poco, e che, perso il proprio istinto, hanno acquisito attitudini anomale.”
Il microchip applicato agli animali domestici è utile? In quale percentuale?
Molto è stato fatto in questi anni, ma molto resta ancora da fare. Il tatuaggio, l'anagrafe canina, e per ultimo il microchip, hanno ridotto a solo il 30% il fenomeno dell'abbandono animale. L'unica soluzione al momento praticabile rimane la sterilizzazione, perché impedisce la riproduzione incontrollabile degli animali vaganti, che incrementa il randagismo. In alcune zone si è incentivata la consuetudine del cane o gatto di “quartiere”, cioè animali, opportunamente sterilizzati, che coabitano con le persone di una zona ristretta, le quali, sollevate dagli obblighi della proprietà, provvedono all’accudimento quotidiano. Sono però casi isolati e tutto sommato poco indicativi.
Il vicesindaco di Napoli Sodano, che trattiene anche la delega all'ambiente, ha lanciato la proposta di una banca canina del Dna prelevato dalle feci: che ne pensa?
Ben vengano tutte le proposte che vanno nella direzione di una tutela e salvaguardia degli animali. Una banca del Dna canino, consentirebbe anche di prevenire sperimentazioni genetiche e darebbe un controllo sul pedigree. Il problema però è lo stesso: chi effettua i controlli? A Napoli solo una unità operativa, composta da due agenti di Polizia Municipale, ha questa funzione ed è in possesso di un solo lettore per il controllo dei microchip. La stessa Asl, interviene soltanto nel caso di un animale ferito o malato, con l’obbligo poi di liberarlo, una volta ristabilito. Soltanto in presenza di un soggetto mordace o malato cronico, questo viene affidato ad una struttura in convenzione, al costo giornaliero di 3 euro e 50. Da anni si parla della costruzione di un canile comunale a Fuorigrotta, ma per ora non c'è nulla di certo.
Le associazioni come la vostra, come riescono ad operare?
Ci muoviamo tra mille difficoltà, prima fra tutte quella economica. La nostra è una Onlus che sopravvive grazie ai proventi del 5 per mille, alle donazione di privati e all'opera di volontari. Riusciamo ad ospitare a regime 180 cani opportunamente sterilizzati e sani, che vengono offerti in adozione a referenziati. Siamo anche scuola di comportamento, cioè educhiamo i soggetti a correggere la propria postura. Ad esmpio per i cani, la coda tra le zampe o la tendenza a nascondersi.
 
 
 
26 luglio 2012
 
 
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