IUPPITER GROUP | MEDIA • IuppiterNews • Iuppiter TV • Chiaia Magazine • La rivista del mare | LIBRI • Catalogo • Store
home | quelli di chiaia | S.O.S. chiaia | archivio numeri | news | primo piano | sollecitazioni | quartierissime | grande napoli | mobilità | banconote | saper vivere | movida
     
 
 
Nel paese di Basile
 
 
Montemarano, vino e cultura. L'itinerario per gli amanti della natura e della cucina casareccia

di Nino De Nicola
 
Più maturano gli anni, rifletto sul destino toccato a Montemarano, mio vivace paese natìo, ne approfondisco i natali, e più mi convinco che è nato con la camicia. A farmelo dire è la sua storia, unica, ricca di vicende, di eventi singolari, di una umanità vivace, da considerare tutto questo, come un prestigioso primato: la bandiera di un originale patrimonio culturale».
Tra i tanti scritti, dedicati al proprio paese natìo, Aldo De Francesco, nel suo recente libro «Il novellino montemaranese», così definisce Montemarano per la ricchezza dei suoi primati culturali e di una quantità di risorse. Se volete verificarlo, regaletevi un “weekend intelligente”, a base di cultura, vino e folk.
Posto su un colle, dove lo sguardo può spaziare dalle montagne dell’Abruzzo al Tavoliere della Puglia - a sentire De Francesco- quassù vi sono le tracce di un Medioevo operoso e intenso, ben visibile nella Chiesa Madre - un capolavoro di romanico rurale- e nel suo raccolto ipogeo, dove riposa un grande Santo, Giovanni, monaco benedettino, cui toccò il privilegio di essere nominato vescovo della Chiesa nuova, intorno al 1085, direttamente da Gregorio II, il Papa della Grande Riforma. Il sacello di arte locale, e alcuni affreschi, risalenti al X e XI secolo,  testimoniano la presenza di un monachesimo molto attivo da queste parti, cui il Sud deve molto. Significativa, al piano superiore della Cattedrale, la riproduzione di un affresco di Giotto, riguardante un miracolo di San Francesco avvenuto qui tanti secoli addietro- una donna morta nel peccato, e resuscitata dal Santo per farla confessare- tramandato nelle opere di San Bonaventura da Bagnoregio, San Tommaso da Celano e negli affreschi assisani di Giotto.
Non da meno la storia del vecchio Castello longobardo- oggi totalmente nudo- in attesa di un recupero complessivo, appena all’inizio, per il suo alto patrimonio di memorie e di eventi di prima grandezza.
Nel 1137 il cartografo arabo Al Edris lo scelse come punto di osservazione ideale per tracciare larga parte della mappa del Sud, mentre nel 1269 vi fiorì un cenacolo di Scuola poetica siciliana, dell’Amor Cortese, favorito prima dagli Svevi e poi dagli Angioini. Lo prova un fine componimento poetico d’amore scritto da Rinaldo d’Aquino, già falconiere dell’imperatore Federico II di Svevia, in omaggio alla più nobile castellana del luogo, “Bella” Lagonessa, dal nome già presago di fascino, moglie del nuovo feudatario Giovanni e sorella di Ruggiero de Amicis, animatore della citata Scuola poetica. A legittimare, però, la vitalità genetica di Montemarano, terra del folk e di riconosciuta verve popolare, nel 1615, sarà Giambattista Basile, il più grande poeta dialettale del mondo, che stese qui, nel castello d’origine longobarda, il definitivo abbozzo del suo capolavoro “Lo cunto de li cunti”.
Ma le sorprese non finiscono mai. Oltre a questo itinerario dello spirito, che invita ancora a riflettere nel Museo di Arredi e Parati sacri, tra i primi del Sud, ricco di numerosi affreschi penitenziali, opera di remoti “frescanti” del luogo, il Paese del vino, del Carnevale e della Tarantella, subito dopo se ne propone un altro, il Museo etnomusicale comunale, per scacciare ogni pensiero.
Montemarano, molto noto ormai per questo trittico del “saper vivere”, si segnala naturalmente per ospitalità e buona cucina, verificabile in una serie di Bed&Breakfast”: Alba, via San Francesco 55 (328/8855578-0827/63301); Casa Vacanze, via Roma 9 (329/3274430), e in altri sei, sette ristoranti eccellenti. Noi vi segnaliamo nel bosco di Bolifano, oltre la piana di Volturara, a pochi metri dallo svincolo della Ofantina bis: La Cascina del Saba di Rosetta Romano, inappuntabile per garbo e gentilezza, un ideale luogo di relax e di raffinata cucina casereccia, grazie anche alla mitica bravura di zì Minuccia; La Foresta di Massimo Raimo, tipico per la carne e gli ineguagliabili caciocavalli alla brace, Il Risveglio di Gianni De Vito, altrettanto famoso per i succulenti arrosti.
Ma c’è di più, oltre a un agosto di eventi, nel segno delle tradizioni locali, dal 31 agosto al 2 settembre, grazie a un tenace consorzio di operatori locali e al progetto promozionale “Terre di Aglianico-Montemarano Wine Experience” - con la consulenza di Luciano Pignataro, prestigioso giornalista esperto del settore - questo centro sarà la ribalta di una kermesse enogastronomica e culturale: tre giorni di fuoco, tra dibattiti, incontri culturali, saggi e assaggini di vino e di squisitezze tipiche. Il “brand” Montemarano ha già un suo trainante appeal, ora è sperabile che lo diventi di più con una ottimale e capillare promozione, già in campo.
 
 
 
27 luglio 2012
 
Indietro
 
 
© 2005 - 2019 chiaiamagazine.it | tutti i diritti sono riservati | edizione Iuppiter Group | P.IVA IT07969430631