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Cimitero di Napoli. Una livella di furti.
 
 
 
di Armando Yari Siporso
 
Alla vigilia della cerimonia di apposizione di una lapide con inciso il testo della poesia “’A livella” sulla tomba del grande Totò, che si svolgerà nel giorno della commemorazione dei defunti alla presenza della figlia dell’attore, Liliana de Curtis, (ri)scoppia il caso furti al cimitero di Poggioreale.
E non si tratta di sporadici atti di sprovveduti “tombaroli” alla caccia dei sempre più ricercati portafiori in rame ma, a giudicare dalla frequenza e dalla quantità e qualità degli oggetti rubati, di una vera e propria organizzazione del crimine funerario.
A sparire dal cimitero partenopeo infatti non sono (solo) piccoli oggetti, ma intere statue, cancellate, lampade e finanche pavimenti, come nel caso dell’ultimo episodio in ordine di tempo.
A sparire nel nulla, circa 10 giorni fa, il pavimento ottocentesco della Arciconfraternita San Raffaele, le cui mattonelle pregiate sono state con cura e dovizia staccate una alla volta dal suolo ed asportate dal cimitero.
Un’ opera che deve aver richiesto molto tempo ed altrettanta pazienza, oltre che l’impiego di un furgone per sottrarre il maltolto.
D’altra parte, dalle 18 e fino alla riapertura del giorno successivo, il cimitero è senza vigilanza e quindi alla mercè di saccheggiatori di ogni sorta.
Ecco dunque spiegato come il “furto di pavimenti” sia diventata prassi frequente nella dimora per i defunti di Poggioreale. Uguale destino era infatti già toccato negli ultimi anni alla Confraternita del terz'ordine dei crociferi e all'Arciconfraternita della Santissima Vergine del Carmine vistesi entrambe private della propria pavimentazione originale.
A confermare la dimestichezza di questi malviventi tra le “vie del riposo”, poi, la dinamica paradossale del furto delle mattonelle della Cappella Arte Calafati, asportate sei mesi fa da Poggioreale in due giorni di “lavoro”. In questa circostanza i ladri, per paura di essere depredati a loro volta del bottino, ebbero l’accortezza di chiudere con un proprio catenaccio i cancelli da loro stessi poco prima forzati, per essere così certi di recuperare le maioliche indisturbati la notte seguente.
L’assenza di vigilanza a Poggioreale è un problema antico, al quale si è cercato di porre rimedio in questi anni con uno strumento moderno. E’ dal 2010 infatti, che proprio la tomba di Totò, già oggetto di furti ed atti vandalici, è al centro di un progetto di sperimentazione del Comune di Napoli, in partenariato con l’Università Federico II e la Selav (Servizi elettrici lampade votive Napoli), che hanno attivato un sistema di videosorveglianza nel “Quadrato degli uomini illustri” del cimitero di Poggioreale.
L’idea che siano gli occhi elettronici ad arrivare dove difficilmente arriverebbero quelli umani è buona ma nasce il problema che la morte non sia più, come diceva il comico napoletano, una buona “livella”.
Cosa potrebbe accadere nelle zone non videosorvegliate? Alcune tombe “meno illustri” e “poco frequentate” già nel 2010 furono coinvolte in una “truffa funeraria” che le vide profanare da costruttori di loculi abusivi alla ricerca di nuovi spazi. Potrebbe così crearsi una disparità funeraria?
Ma la morte non era una livella?
 
1 novembre 2012
 
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