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L'affondo di Lettieri: «Sindaco, vattene per il bene di Napoli»
 
 
di Aldo De Francesco
 
Imprenditore per vocazione con il gusto della sfida, che gli ha fatto raggiungere importanti traguardi,  un riferimento ineludibile per il mondo produttivo - è stato presidente dell’Unione industriali di Avellino e, per sei anni, di quella di Napoli - Gianni Lettieri si è però guadagnato la popolarità nelle ultime amministrative del 2011 come candidato del centrodestra a sindaco di Napoli. Protagonista di una campagna elettorale fondata rigorosamente sui programmi - che altri non avevano -  quando la partita sembrava quasi vinta,  fu penalizzato al ballottaggio da una serie di astiose alleanze e di circostanze sfavorevoli.
L’inasprimento della crisi economica, la demolizione europea  del governo Berlusconi con negative ricadute sulla credibilità del centrodestra, la politica «sconnessa» del Terzo polo - che arrivò a rimangiarsi anni di lotta contro la sinistra pur di fare un dispetto al Cavaliere - , una sorta di strisciante desistenza del Pd, il boom dell’antipolitica finirono per incoronare il candidato sindaco meno indicato: de Magistris.  Il solito paradosso napoletano. Lettieri, il giorno dopo la sconfitta, tenendo fede alla parola data, non solo è rimasto in trincea ma si è subito segnalato come il più implacabile e anche propositivo avversario del sindaco «arancione».


Presidente Lettieri, dopo quasi due anni dalle elezioni amministrative 2011, in cui lei si sgolò per mettere in guardia i napoletani dal votare de Magistris sindaco, senza riuscire però a convincerli, oggi che ha avuto ragione su tutti fronti, cosa sente di dover dire alla  città un’altra volta tradita?
Napoli ha bisogno di persone capaci di risolvere problemi ed emergenze, ma soprattutto ha bisogno di persone serie. De Magistris ha promesso di tutto pur di vincere le elezioni e poi, alla prova dei fatti, si é rivelato un incredibile bluff. Siamo precipitati, e lo dico con rammarico, a livelli peggiori rispetto alla precedente amministrazione e lo si vede, oltre che dalla questione rifiuti, dove l'emergenza è di nuovo dietro l'angolo e la differenziata ristagna al 20%, anche nei problemi quotidiani: scuole partite senza riscaldamenti e refezione, manutenzione stradale inesistente, illuminazione pubblica ad intermittenza, stop al trasporto pubblico per mancanza di carburante. In questo quadro non va sottovalutata la nuova escalation di criminalità che si registra in alcune zone della città, che mi preoccupa molto. Questa dopo 20 mesi è la fotografia reale della cosiddetta rivoluzione arancione.
Da dove pensa che bisogna cominciare per salvare la città e fermare i populismi amministrativi fatti di chiacchiere, coppe e distintivi?
C'è un solo modo concreto: il commissariamento dell'ente. In parte è già avvenuto, per quanto riguarda la gestione finanziaria, con i vincoli imposti dal decreto salva comuni, ma non è abbastanza e lo dimostra l'assurdo piano di riequilibrio finanziario approvato recentemente, con due soli voti di maggioranza, che aumenta al massimo possibile le aliquote comunali di Imu, Tarsu ed Irpef e taglia i servizi. Per evitare di trovarci, di qui a qualche mese, con una situazione irrecuperabile è necessario che si avvii subito l'iter per la commissione d'accesso.
Come spiega che un sindaco, intorno a cui si creò una benevola atmosfera e un diffuso clima di fiducia, è finito, in così poco tempo, nella polvere.
Ci sono due riflessioni da fare a tal proposito. Innanzitutto de Magistris è un sindaco di minoranza, cioè non eletto dalla maggioranza degli aventi diritto al voto. Noi in consiglio comunale ci troviamo in una situazione assurda: io al primo turno raccolsi il 43% delle preferenze - senza Udc, Fli e Udeur, che alle elezioni provinciali e regionali erano invece organici alla coalizione - ed i nostri consiglieri eletti hanno raccolto più preferenze di tutti i consiglieri della maggioranza messi insieme. Quindi va sfatata la favola del vasto consenso popolare raccolto dal sindaco. In secondo luogo occorre dire che le condizioni politiche che si erano create in quel particolare periodo sono irripetibili: exploit dell'antipolitica, inizio della crisi economica e del governo Berlusconi con una caduta verticale della credibilità del centrodestra. In quel contesto si è preferito votare in rottura con tutto questo e de Magistris ha avuto la fortuna di essere il catalizzatore di questa protesta. Per il resto è evidente che sotto ogni aspetto è totalmente inadeguato a questo ruolo, così come a quelli che ha rivestito in passato. Non dimentichiamo che fu cacciato da Catanzaro, quando era Pm, con provvedimento di censura del Consiglio Superiore della Magistratura.
Quando ha saputo, dai proclami di de Magistris, che egli avrebbe portato nel Paese la “rivoluzione civile”, promessa ai napoletani, sapendo bene come ha lasciato marcire i problemi ereditati e da lui ulteriormente aggravati, in quel momento che cosa ha pensato di questo singolare e disinvolto amministratore?      
Un solo aggettivo: irresponsabile. Come giudicare, altrimenti, un sindaco che, con la città in queste condizioni, si mette a giocare alla rivoluzione occupandosi di politica nazionale come se stesse facendo una partita di risiko? É assurdo: ha fortemente voluto questa lista, promuovendola in ogni modo e candidando con il suo capo Ingroia due assessori comunali. In questo momento avrebbe dovuto invece dedicarsi h24 alla città insieme a tutta la giunta e a tutto lo staff.
Ogni volta che a Napoli si registra un fallimento a Palazzo San Giacomo, avviene da oltre venti anni a questa parte, si riapre un fitto dibattito sulla borghesia napoletana, accusata di essere incapace di farsi classe dirigente, o anzi di essere addirittura inesistente come ceto propositivo, insomma nel far sistema. Ha mai pensato che tutto questo fracasso dialettico possa invece servire da alibi per confondere le idee, accampare attenuanti, non dire le cose come realmente stanno, finendo per coprire in buona sostanza schiere di negligenti?
In parte è così. Molti imprenditori, professionisti, intellettuali preferiscono, purtroppo, restare ai margini della vita politica, alcuni per disinteresse, altri per poterne usufruire quando serve. Ed in questo modo la città subisce una classe dirigente inadeguata ed arretra in ogni campo sempre di più. Una presa di coscienza in questo senso sarebbe un buon viatico per avviare una seria riflessione sul futuro e sulla guida di Napoli. Io, pur venendo dal mondo imprenditoriale ho deciso di metterci la faccia e dedicarmi alla mia città, perché non potevo e non volevo, così come non voglio e non posso, rassegnarmi al declino con le mani in mano.
Lei ha detto che non si è candidato alle politiche perché vuole continuare coerentemente  la battaglia amministrativa e non fare come quelli - la maggioranza dei casi - che promettono di restare e poi se ne vanno.  Le faccio una domanda di moda nel clima elettorale nazionale: se oggi fosse sindaco di Napoli quale provvedimento, da lei ritenuto indispensabile, adotterebbe nella prima seduta di giunta per ridare speranza a questa città?
La prima delle mie 72 azioni per Napoli era l'approvazione di una legge speciale, già concordata con il presidente del Consiglio ed il ministro dell'Economia dell'epoca, che destinasse a Napoli 500 milioni di euro per dare ossigeno alle casse comunali e lanciare piani di sviluppo. Se dovessi insediarmi oggi, a distanza di 20 mesi, con una situazione oggettivamente peggiorata, come primo atto ridurrei del 70% i costi di giunta, staff e missioni, farei una ricognizione sugli sprechi e destinerei le somme derivanti a chi non arriva a fine mese. In secondo luogo istituirei un tavolo con governo e Confindustria per un piano di sviluppo imprenditoriale e lavorativo della città. Infine lancerei un immediato piano di dismissione del patrimonio non strategico comunale e farei ripartire l'edilizia pubblica e privata.
Lei è uno sportivo, un maratoneta, misurato nella vittoria e leale con i vinti,  gli sconfitti: direbbe a un sindaco, ormai cotto e stracotto, che ne ha combinato di tutti i colori, facendo passare per piste ciclabili le linee verticali da settimana enigmistica stradale: “Vattene, per il bene di Napoli”?
Glielo dico da mesi, sia in consiglio comunale, dove ultimamente sta venendo davvero poco, sia in tutte le occasioni pubbliche possibili. Purtroppo lui per la città è abituato a prendere sempre la decisione sbagliata, quindi dubito che seguirà il consiglio.
 
 
 
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