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PRIMO PIANO / Intellettuali in campo: "Riportiamo nelle scuole i poeti del Sud
 

 

di MARIA NEVE IERVOLINO

«La nostra terra è lontana, nel sud». Salvatore Quasimodo scrive questi versi in una delle sue liriche più famose, rievocando la fuga dalla mater siciliana, con pochi versi in tasca e un mantello troppo corto, verso l’Italia settentrionale, poeticamente tratteggiata come terra di nebbia e neve. Per il giovane ambizioso è soprattutto luogo di opportunità, ma su questo la poesia tace. La nostalgia cantata dal premio Nobel per la letteratura è duplice desiderio di tornare nella terra d’origine e non tornarci mai più. In un certo senso quest’ultima volontà sarà esaudita. Le “Indicazioni nazionali per i Licei”, dettate dal Ministero dell’Istruzione nel 2010, durante la presidenza al dicastero della forzista Mariastella Gelmini, hanno epurato il Novecento italiano da tutti gli autori meridionali. Quasimodo compreso. Il Meridione, a causa delle direttive attualmente in vigore, è assente dai programmi di tutti gli ultimi anni di studi superiori, rendendolo ancora più lontano dal progresso di quanto potesse immaginare il poeta siciliano negli anni Quaranta. 
Nonostante le “Indicazioni” non dettino «alcun modello didattico-pedagogico», come si legge nel documento ministeriale, nella prassi è vero il contrario. La scuola, infatti, per come è stata riformata durante gli anni Duemila, non favorisce la libertà del docente di spaziare sul programma, diminuendo drasticamente le occasioni di trattare gli autori del Novecento originari del Sud. A questo provvedimento si sono opposte numerose personalità provenienti da ogni regione d’Italia, riunite dal lavoro di divulgazione del Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud. I componenti del comitato del Centro hanno più volte compiuto azioni concrete in difesa della pluralità nei programmi, atti che hanno dato luogo anche a interrogazioni parlamentari, tutt’oggi rimaste inascoltate. L’ultimo atto di dissenso è stato l’invio di una lettera aperta al neo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, firmata dagli irpini Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano, rispettivamente direttore e presidente del Centro di Documentazione e animatori dell’omonimo comitato. 
Oltre ad Alessandro Quasimodo, figlio del grande poeta, sono molti i pensatori che recentemente hanno dato il loro sostegno alla causa promossa dal comitato, tra questi anche Dacia Maraini, Alberto Angela, Francesco Pinto, Maurizio De Giovanni e il filosofo Aldo Masullo. Quest’ultimo fa notare, in risposta al sollecito di Saggese, che se il MIUR si ostinerà a marginalizzare l’esperienza poetica e letteraria del sud Italia si renderà colpevole di «ignoranza programmatica». 
Agli studenti resterà sconosciuta un’intera porzione del patrimonio culturale nazionale anche perché i manuali scolastici saranno uniformati alle “Indicazioni” eliminando i capitoli dedicati agli autori non citati. 
I liceali saranno privati, ad esempio, della poesia di Alfonso Gatto e Rocco Scotellaro, della prosa di Leonardo Sciascia, di Grazie Deledda e di Eduardo De Filippo. Anche se sembra non esserci nulla di più provincialistico delle commedie di De Filippo la sua “Napoli Milionaria” continua, a più di settant’anni dalla stesura, a essere rappresentata in tutto il mondo. Ciò è possibile poiché i messaggi veicolati all’interno dell’opera sono ascrivibili all’esperienza umana universale e comprensibili anche a culture distanti da quella presa a riferimento dall’autore napoletano. Proprio la capacità di parlare a realtà geograficamente e culturalmente distanti da quella d’appartenenza rende un’opera degna di entrare nel patrimonio culturale. Questa qualità è la cifra stilistica che accomuna i diciassette poeti e scrittori meridionali esclusi. 
Questi autori, ignorati dalla classe dirigente del Paese, pur esercitando ancora una decisiva influenza sulle generazioni a loro successive, vengono assimilati a un sapere di nicchia. 
Il MIUR ha ignorato tutte le sollecitazioni provenienti dal Centro di Documentazione e anche i ministri che sono venuti dopo la Gelmini, poco si sono adoperati per favorire l’equità e la pluralità dei programmi scolastici, ma non nelle prove di maturità: dalla pubblicazione delle “Indicazioni” le poesie di Quasimodo sono state presentate in più occasioni nelle tracce della prima prova, l’ultima nel 2018. 
Un autentico paradosso. A tale proposito si è interrogato anche Saggese: «Se Quasimodo non è una delle esperienze decisive del Novecento, perché lo si sceglie per la seconda volta in pochi anni come poeta nella traccia degli esami di Stato?». 
La risposta indiretta viene dal linguista e accademico della Crusca Luca Serianni. Il docente, in qualità di presidente del comitato scientifico per la revisione della prova d’italiano agli esami di Stato, ha spiegato che si cerca, proponendo autori poco approfonditi, di sollecitare gli studenti all’uso del pensiero critico e non solo all’impiego delle nozioni mnemoniche. 
Gli autori del Mezzogiorno vengono quindi preferiti, accanto ad altri outsider della letteratura, proprio in virtù della scarsa conoscenza che gli studenti hanno della loro poetica. Se l’ex ministra Valeria Fedeli ha attivamente promosso il lavoro del comitato guidato da Serianni, poco ha fatto per rivedere le “Indicazioni”. Gli studiosi del Centro di Documentazione, lontani da ogni interesse politico, perseguono il solo obiettivo di portare alla luce il valore degli autori meridionali favorendo la pluralità di rappresentazione nella letteratura italiana. Se le linee guida per i licei non saranno modificate il volto della poesia nazionale resterà a metà. Parafrasando quanto detto da Quasimodo durante la Lectura Nobel del 1959, la poesia, per essere tale, necessita di un volto unico che si moltiplichi all’infinito.
17 luglio 2018 - chiaiamagazine

 
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